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Io e i guerrieri del clima

Il 15 marzo 2019 è una data destinata a segnare un punto di svolta nella presa di coscienza sul futuro che attende i giovani da oggi ai prossimi decenni.
A Milano sono scesi in strada, quel venerdì, 100.000 giovani, ed è stata la piazza più affollata in tutt’Italia.
Questa improvvisa voglia dei giovani di scendere in piazza abbracciando ideali e parole d’ordine forti mi ha molto colpito; ho rivisto nei loro occhi quella passione totale che è proprio dei giovani e mi ha riportato indietro nel tempo, nel mio tempo, ai miei quattordici anni. Era il ’66 ed io studentessa del Liceo per la prima volta scesi in piazza a manifestare contro la Guerra del Sinai.

E’ stata questa onda di sorpresa, di emozione e di ricordi che mi ha spinto a seguirli, ad andare alle loro riunioni per capire le motivazioni, le speranze, gli obiettivi che ispirano questi ragazzi e li guidano in una battaglia difficile e così globale.

Dopo quel formidabile corteo, conoscendo personalmente uno dei suoi promotori, Alessandro Silvello, ho cominciato a partecipare alle loro riunioni per conoscere più da vicino l’organizzazione di questo Movimento.
Ho passato la mia vita a occuparmi di battaglie sociali: la politica, il femminismo, l’attività sindacale. Molte volte ottenendo buoni risultati su alcune conquiste, ma in altre occasioni scontrandomi con difficoltà sia esterne che interne agli stessi gruppi di militanza.
In questa nuova realtà mi incuriosiva soprattutto capire che tipo di struttura organizzativa si stessero dando e le dinamiche interne al gruppo.
Una delle domande mi incuriosiva di più era come erano arrivati alla manifestazione del 15 marzo.
Parlando con Alessandro, che a Milano aveva iniziato a febbraio insieme ad altre 2 ragazze a manifestare ogni venerdi in Piazza Scala, cominciai a saperne un po’ di più.
Avevo seguito e sostenuto su Facebook la sua iniziativa, ma anche se molto sensibile al tema dell’ecologia e delle necessità di un cambio di marcia rispetto alle nostre abitudini di vita quotidiana, mai avrei immaginato che nel giro di un mese potessero arrivare a tanto.
Tutto era cominciato con la protesta iniziata nell’agosto del 2018 da una ragazzina svedese di 16 anni, Greta Thunberg e il suo “Sciopero della scuola per il clima” (School stricke for climat). Greta da sola manifestava davanti al Parlamento svedese, chiedendo al suo Governo un intervento più deciso nell’attuazione degli impegni presi nel 2015 alla COP21 di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici.
Da quel momento migliaia di giovani hanno invaso le piazze di tutto il mondo per rivendicare quella che oggi è l’unica vera rivoluzione culturale, economica e politica possibile per permettere la nostra sopravvivenza.
Nel corso di questi mesi, grazie soprattutto ai social network, la domanda all’origine della protesta di Greta si è diffusa ovunque e altri giovani di tutto il mondo l’hanno assunta come propria: “Perché andare a scuola e studiare, se rischiamo di non avere un futuro?”
Greta rivolgendosi agli adulti ha richiamato le loro coscienze ad una risposta: “Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, invece state rubando il loro futuro.”
L’accusa, esplicita e potente, è che la generazione attuale, detentrice del potere, sia immatura e poco informata sulla questione climatica.
E’ un grido di accusa forte che coglie nel segno caratterizzandosi e approfondendo gli aspetti in gioco, ed evidenziando un carattere di urgenza ormai non più ignorabile.
Sono andata alla loro prima riunione dopo la fantastica giornata dei 100.000 di Milano convinta che avrei trovato i soli gruppi di persone, le solite politicizzazioni, i soliti clichè.

Ho scoperto una realtà diversa: ragazzi dai 14 ai 30 anni, persone adulte, madri, professori. Certo erano presenti anche esponenti di Centri Sociali, Verdi, Organizzazioni Ambientaliste e molte persone “normali”. Ma diversamente da quello che pensavo di trovare –  un gruppo guidato da leader adulti che dettavano la linea ai giovani, imbrigliando la loro forza esplosiva e incanalandola verso le scadenze elettorali – mi sono imbattuta in tutta un’altra realtà.

Una generazione di giovani molto competenti: informatissimi dal punto di vista scientifico, molti di loro sono universitari delle facoltà di Chimica e Fisica, esperti di leggi e di diritti a livello nazionale, europeo e mondiale.
E’ questa una generazione molto diversa dagli stereotipi divulgati, anche in queste giorni dalle cariatidi infeltrite che sputano veleno perché si accorgono che le etichette consolidate – i giovani sono pigri, privi di valori e dediti solo al divertimento – sono spazzate via da questo movimento.
Sono giovani perfettamente consci dell’urgenza di prendere decisioni che permettano di contenere i disastri a cui siamo oramai costantemente esposti, che, senza un intervento risolutore, condurranno alla rovina del nostro pianeta, e i suoi abitanti con lui.
Hanno raccolto dati e hanno contatti con scienziati che da anni hanno lanciato un allarme sul continuo degrado dovuto a scelte economiche inadeguate fatte dai Governi miopi che stanno producendo effetti dannosissimi.
Il loro Movimento è globale, pacifico, apartitico e contro ogni forma di discriminazione.
Sono consci di essere la generazione che dovrà pagare più di tutti i costi pesanti di scelte fatte dagli adulti, che seguendo un modello insostenibile ed ingiusto solo ai fini consumistici, hanno perso di vista o volutamente ignorato, dati che sono oggettivamente oramai davanti ai nostri occhi.
Il problema della presenza di PFAS nell’acqua in Veneto, l’inquinamento da CO2 nelle grandi città, la contaminazione di vaste aree del Paese con rifiuti tossici, la zona Tamburi di Taranto sono solo un esempio della realtà degli effetti sulla salute che stiamo vivendo già oggi.
La crescita sia economica che demografica non può essere infinita perchè la Terra è finita! Questa è una legge fisica inconfutabile.
Sono rimasta stupita che non pensino a darsi una struttura gerarchica, non abbiano una bandiera e la loro voce venga espressa da portavoce che riportano le decisioni prese nelle assemblee e nelle piazze di mobilitazione.
Ho chiesto quali sono le loro proposte e come pensano di poter reggere alle pressioni ed al discredito che seguirà agli elogi iniziali quando diventeranno incisivi e scomodi alla logiche di potere.
E quando parlano di “decrescita felice” a cosa pensano questi giovani? Di tornare alla vita dei nostri nonni, di non fare figli, di vivere al freddo senza le comodità di cui oggi godiamo e che ovviamente anche i Paesi emergenti (Cina, India, Africa) legittimamente ambiscono ad adottare?
Ovviamente no!
Chiedono di ripensare immediatamente al modello di sviluppo globale, con l’aiuto di mezzi tecnologici e scientifici che sono già presenti, che permettono di fermare questa deriva suicida.
Un nuovo modello di consumi, libero dalla plastica e dai combustibili fossili, il contenimento degli allevamenti, modelli di agricoltura diversi ed ecologicamente sostenibili. Città ripensate in modo diverso, con più verde e con mezzi pubblici efficienti e puliti.

Chiedono che chi ha inquinato e inquina, per realizzare un profitto, sia obbligato a finanziare i costi della riconversione ecologica. I finanziamenti pubblici a opere inquinanti devono essere spostati sulla ricerca e sull’istruzione, che permettano una riconversione ecologica ed energetica.
Questa non è solo la premessa per una rivoluzione economica e sociale, questa – per il movimento dei giovani – deve essere l’inizio di una mutazione profonda della coscienza dell’uomo che ha perso il contatto con il suo habitat e che, se non prenderà rapidamente atto della situazione reale, è destinato a soccombere.
Questo Movimento oggi ha convocato un’Assemblea Costituente a Milano dove confluiranno tanti giovani provenienti da varie città d’Italia, portando proposte concrete da sottoporre alle Amministrazioni Locali sui passi urgenti da attuale per un’inversione di tendenza.
Non siamo in presenza di hippy stile New Age ma di una realtà concreta e perfettamente consapevole che vuole proporre un modello di sviluppo diverso. E’ un Movimento che vuole aprirsi a tutti coinvolgendo e sensibilizzando i cittadini sul problema della salute pubblica, e che vede la concreta possibilità di cambiamenti anche economicamente più convenienti.
Modificando i nostri consumi quotidiani potremo determinare come conseguenza anche diverse politiche industriali da parte dei grandi gruppi e dei Governi.
Mi ha molto colpito la loro richiesta di un Patto Generazionale: un’unità di intenti, che abbiano il dovere di supportare, per garantire alle generazioni più giovani e future una soluzione positiva, passando anche attraverso contrapposizioni di interessi e inevitabili conflitti, ma in funzione di un comune interesse.
Non ho potuto fare a meno di elargire qualche consiglio su come non farsi “fagocitare” dagli adulti e non abbattersi alle inevitabili delusioni che il cammino porterà con sé, ma sono felice di essere con loro, penso abbiano gli anticorpi giusti per non ripetere errori che in passato altri giovani hanno fatto. Sono fiera di loro!

Non ereditiamo la terra dai nostri avi. La prendiamo a prestito dai nostri figli. Nostro è il dovere di restituirgliela.
(proverbio dei nativi americani, tribù sconosciuta)

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Sono passati 70 anni circa dalla timida comparsa nei media
    della parola Ecologia ( scienza nata alla fine dell’800 ).
    40 dal primo film della trilogia Qatsi : Koyaanisqatsi
    20 dall’ultimo.
    70 anni di parole, pochi fatti, e tutto sommato scarso impegno della società se rapportato all’enormità dei problemi e delle minacce che mettono a rischio l’esistenza di tutti: ricchi e poveri, stupidi e furbi, giovani e vecchi.
    Spero davvero che questa sia la volta buona. Avanti tutta!

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