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Io speriamo che me la cavo

È notte. Lo è quasi sempre.
Passeggio avanti e indietro per la stanza. I miei movimenti sono meccanici, inconsci, ripetitivi. Mi sembra che a muoversi sia solo la mia testa. I pensieri si fanno via via più calmi, il respiro è meno agitato. Mi sorprendo a fantasticare, immagino il mio futuro.
Già, il futuro. Cerco ancora di fuggire. Lo faccio sempre.
Penso al Natale, ai bambini, alla festa.
Mi sembra un’immagine così lontana che sa di ricordo.
Il letto è freddo ma è tutto quello che ho adesso.
Rimango immobile. Respiro. Mi sorprendo a pregare. È la seconda volta nella mia vita che lo faccio. La prima quando è nata mia figlia, prematura, ricoverata in terapia intensiva. Tubicini che entravano, misuravano, alimentavano. La prima volta che ho indossato una mascherina. Ed ho pregato.
Era un gesto talmente sconosciuto che non sapevo a chi rivolgermi, dove guardare, cosa dire. Avrei dovuto dire qualcosa o andare subito al sodo? Pensai che era inutile girarci intorno. Mi serviva che lei vivesse, questo volevo, questo chiedevo. Pensai che era giusto offrire qualcosa in cambio. Credo che per quelli come me, i credenti all’occorrenza, sia più facile vederla come una transazione che cercare di misurarsi con una cosa che non riescono a comprendere, la fede.
Offrii di battezzare i miei figli. Mi sembrava uno scambio equo. Lei si salvò ed io li feci battezzare.
Stanotte prego ancora. Covid. Temperature, saturazioni, farmaci, telefonate, messaggi.
Respiro. Ringrazio di riuscire a farlo.
Ho paura. Dico: tu lo sai quello che vorrei (voglio mi sembra troppo perentorio), cosa devo fare?
Non ho molta immaginazione stanotte. Sono ore che passeggio con un neonato in braccio. Non sono lucida. Lui scotta. Io ho paura.
Cosa si offre in questi casi? Mi raccomando a mia nonna (mio padre crede fermamente che ci protegga). Nonna tu lo sai. Mi vedi. Questi bambini non li conosci ma esistono anche grazie a te.
Vedi un po’ che puoi fare, metti una buona parola.
Spero. Spero che loro guariscano e spero che io me la cavo.

Pubblicato inAmore

4 Commenti

  1. Carla Bisogno Carla Bisogno

    Con tutto l’amore che una mamma può offrire….auguri Verena, con tutto il cuore.

  2. ERNESTO AUFIERO ERNESTO AUFIERO

    Verena, mamma bella, ti abbraccio. Passerà, ne sono certo.

  3. Rosario Esposito Rosario Esposito

    Carissima, ti ho conosciuta da piccola..Vedrai che attraverso la tua nonna la Mamma Celeste ascolterà la tua preghiera e ti farà superare questo momento.. una carezza ai tuoi bimbi. Il tuo racconto mi fa’ pensare alla meravigliosa ininterrotta catena umana che donne e mamme formano perché la vita continui..

  4. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Io penso che Dio non si offende: sa che quando noi viviamo il dramma della nostra finitezza, della nostra impotenza a trovare cure e soluzioni, della nostra assoluta fragilità, noi allunghiamo una mano oltre il buio verso l’Infinito, verso l’Onnipotente.
    Ha il valore della conversione.
    Depositiamo l’arroganza di essere autosufficienti e ci ricollochiamo consapevoli in un gradino, molto basso, della scala degli esservi viventi.
    Pregare vuol dire chiedere, lasciare da parte l’orgoglio e dire: ti chiedo..ti prego..fai tu.
    E’ molto umana, autentica e vera questa tua confessione notturna.
    Ti fa molto onore.
    La nonna sarà stata orgogliosa di te.

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