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Kent Haruf La strada di casa La Recensione di Pier

La frase – La gente di Holt pensava che a quel punto avrebbe pianto. Pensavano che sarebbe crollata. Immagino fosse quello che volevano. Ma lei non lo fece. Forse aveva oltrepassato il punto in cui le lacrime di un essere umano hanno un senso, difatti girò la testa, chiuse gli occhi e dopo un po’ si addormentò –

Chi lo ha scritto. Kent Haruf (1943-2014) nato a Pueblo nel Colorado, figlio di un pastore metodista, diventa noto al grande pubblico con il suo terzo romanzo Playsong, del 1999, Canto della pianura in Italia, al quale seguono Eventide (2003) e Benediction, (2014), che comporranno tutti insieme la Trilogia della pianura. La strada di casa è il suo secondo romanzo, del 1990.

Di cosa parla. La storia è ambientata ad Holt, Colorado, una cittadina di fantasia nella quale sono ambientati tutti i romanzi di Haruf. Ad esporre tutta la storia come un racconto circolare è il direttore del settimanale di Holt: prende le mosse dal ritorno nel paese, dopo otto anni di sparizione, di Jack Burdette, e ne ripercorre tutta la vita fino alle vicende drammatiche vissute all’indomani del suo ritorno sulla strada di casa. Se, però, Jack Burdette impone nel libro la sua presenza, massiccia e sregolata, il personaggio che si afferma nello svolgimento della storia e rimane nel cuore del lettore è una donna: Jessie. Sarà lei, alla quale sono dedicate le pagine più tenere e intense del narratore, che, come in una tragedia greca e con gli abitanti del paese a fare da coro, affronterà, a viso aperto, espiazione e riscatto con una forza e una determinazione memorabili.

Cosa ne penso. Mi è piaciuto per tre motivi. Il primo è che è scritto benissimo: Haruf utilizza il “movimento” del racconto per tenere incollato al libro anche il lettore restio ad immergersi (ancora una volta) nelle vicende dell’America rurale. Eppure, tra i movimenti della scrittura, disseminati con bravura, come piccole esche pagina dopo pagina, ed i colpi di scena improvvisi che impongono un ritmo incalzante, inaspettato e sorprendente al racconto, il lettore non può fare a meno di arrivare più presto possibile in fondo: io l’ho letto tutto di un fiato in meno di un giorno. Se un aspirante scrittore volesse capire come attrarre e tenere un lettore incollato al suo libro dovrebbe imparare la tecnica da Kent Haruf. Il secondo motivo è che ho amato tanto il personaggio di Jessie. Una protagonista che si afferma e conquista il suo posto centrale un poco alla volta fino a diventare indimenticabile. Il terzo motivo è perché, come dice nella nota il traduttore Fabio Cremonesi, il tema del libro è la giustizia. Quella inadeguata dei tribunali, quella velleitaria e “sommaria” degli abitanti di Holt e quella di Jessie che si condanna ad una vita durissima e ad una perdita straziante pur di risarcire, come può, i suoi concittadini. La Giustizia, quindi, come insopprimibile valore etico costitutivo dell’Essere Umano ma soprattutto come ispirazione personale di vita nel quotidiano.

Da leggere. Pier, Aprile 2024

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