Salta al contenuto

Kinds of kindness

La frase. Raymond a Robert: “Gli uomini magri sono la cosa più ridicola che esiste”
Chi lo ha diretto. Yorgos Lanthimos, Atene, classe 1973, lo presenta a Cannes, vince il premio per migliore attore, pochi mesi dopo lo strepitoso successo di “Povere Creature”. In questo film Lanthimos torna a lavorare con il provocatorio sceneggiatore dei suoi film iniziali: Efthymis Filippou. Alla coppia si devono film spiazzanti e impregnati di riferimenti ai classici della cultura greca.
Di che parla. Il film si compone di tre storie che declinano le forme che assume la dipendenza dal potere – nel lavoro, nella coppia, nella religione; l’impossibilità di mantenere il controllo della propria vita una volta fuori dal rapporto di dominio; le maschere che i diversi ruoli conferiscono alla stessa persona. In una narrazione algida ed a tratti disturbante ma mai banale, gli stessi attori interpretano infatti, di storia in storia, personaggi diversi; uno solo rimane con la stessa maschera: R.M.F. che dà i titoli alle tre storie e chiude il film con un riferimento esplicito al Cinema come l’arte della finzione e del gioco che fa il verso alla vita reale.
Che ne penso. Lanthimos, all’apice della sua notorietà, spiazza tutti e torna a produrre un film difficile, impegnativo, fastidioso, che mette lo spettatore di fronte ad una serie di temi – quello del ricatto “in nome dell’amore” ad esempio – che, di sicuro, almeno una volta, ha incrociato la sua vita. E poi: l’esercizio gratificante del dominio sulle persone; il sesso come attività banalizzata e priva di una qualsiasi partecipazione emotiva; le persone-maschere che si aggirano in un mondo spopolato di vere relazioni umane. C’è più di un motivo per bollare il film come “indigeribile” ed evitare di vederlo. D’altra parte, c’è il fascino di una provocazione intellettuale ben costruita, ottimamente recitata, dai molteplici significati, che sfida lo spettatore, lo confonde con possibili interpretazioni contraddittorie, lo spinge a interrogarsi più volte sul senso di quello che vede, lo tiene vincolato alla poltrona fino allo sberleffo finale.
A me è piaciuto, Pier 06.2024

Pubblicato inRecensioni

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *