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La battaglia di Algeri. La Recensione

La frase. Larb Ben M’hidi dirigente del Fronte di Liberazione dell’Algeria è stato catturato e viene mostrato come trofeo alla stampa. Un giornalista francese gli rivolge questa domanda: “Non le sembra un po’ vile usare i cestini e le borse delle vostre donne per trasportare gli ordigni esplosivi che uccidono tanti innocenti?” Risponde Ben M’hidi: “E a lei non sembra più vile lanciare sui villaggi indifesi bombe al napalm che di vittime innocenti ne fanno mille volte di più? Certo se avessimo i suoi aerei per noi sarebbe più comodo. Mi dia i suoi bombardieri e noi le lasciamo i nostri cestini.”

Chi lo ha diretto. Gilberto Pontecorvo, detto Gillo, classe 1919. Le riprese iniziano nell’estate del 1965, si gira nei luoghi dove si sono svolti i fatti con una troupe di tecnici locali e nove italiani che li guidano. Tutti gli attori, salvo quello che interpreta il colonnello Mathieu, sono dilettanti. Dopo 4 mesi e tre giorni di riprese il film viene montato e la colonna sonora è affidata ad Ennio Morricone. La sceneggiatura è di Pontecorvo e Franco Solinas, essa prevede che il film appaia, allo spettatore come un cinegiornale, per questo ricorrono con il direttore della fotografia, Marcello Gatti, alla tecnica del “controtipaggio” in modo di avere un bianco molto contrastato di tipo televisivo: nel film non c’è un metro di pellicola preso dai cinegiornali dell’epoca. Esce nelle sale nel 1966, vince il Leone d’Oro al Festival di Venezia ed è candidato a tre premi Oscar nel 1969. In Francia viene vietato fino al 1971.

Di che parla. 7 ottobre 1957, Ali La Pointe, ultimo superstite della struttura di vertice del FLN ad Algeri è circondato nel suo nascondiglio dai parà del colonnello Mathieu inviato dal governo di Parigi a spegnere la rivolta degli abitanti della casbah di Algeri. In un lungo flashback, Alì ripercorre tutte le tappe della sua maturazione catartica da delinquente comune a coraggioso partigiano della liberazione della sua terra dalla Francia. In questa carrellata, Pontecorvo presenta, senza manicheismo, i protagonisti e i fatti reali della battaglia combattuta ad Algeri fra il 1954 e il 1957, conclusasi con la sconfitta del Fronte di Liberazione Nazionale. Pontecorvo sceglie di mostrare la logica coloniale della Francia di allora e di qualsiasi altro oppressore nelle stesse condizioni di dominio. Così come, nelle ultime memorabili sequenze finali del film, sceglie di mostrare l’irreversibilità dei processi rivoluzionari, dal momento che la lotta per la liberazione assomiglia a un fiume carsico destinato a riemergere e a spazzare fuori dalla storia ogni forma di colonialismo. L’ultima inquadratura porta, infatti, la data dell’indipendenza algerina: 3 luglio 1962.

Cosa ne penso. E’ un film emozionante: le ultime sequenze, dedicate alle manifestazioni spontanee, improvvise, massicce e travolgenti del popolo, con le donne in prima fila, i ragazzi e i bambini insieme ad adulti di ogni età, armati solo del loro coraggio e forti della loro estrema determinazione che affrontano soldati, poliziotti e carri armati, coinvolgono fino alle lacrime un qualsiasi spettatore che abbia davvero a cuore la libertà dei popoli oppressi e la giustizia.

E’ un film attualissimo: a maggior ragione coinvolgente e commovente rivisto oggi sebbene, come per me, per la quarta o quinta volta.

E’ un film “politico”, schierato, ma lucido ed onesto, che fa parlare le immagini, i volti, i corpi, riducendo i dialoghi, senza alcuna pretesa moralistica o educatrice. I parà ricorrono alla tortura, davanti a figli e mogli, (come faranno gli aguzzini cileni ed argentini), i partigiani fanno agli attentati nella zona europea, nei bar, nei caffè, per strada. Sulla necessità del terrorismo, così come della tortura, Pontecorvo fa parlare i due antagonisti. Mathieu, il colonnello dei parà, zittisce quei francesi che accennano alla a-moralità della tortura (“questo è il prezzo che la vostra coscienza deve pagare se volete conservare l’Algeria”) e, dall’altra parte, Ben M’hidi asfalta il giornalista con l’iconica frase: datemi i vostri bombardieri e vi darò i miei cestini.

Già: questi sono i veri termini della questione, di ogni lotta per la liberazione di un popolo oppresso. La lotta per l’indipendenza è costata, agli algerini, un milione e mezzo di morti su 10 milioni di abitanti e 132 anni di dominio coloniale.

Servirà altro tempo e ci saranno altri morti, ma anche la Palestina sarà libera: dal fiume e il mare e abitata, in pace, da arabi ed ebrei. Ed il sionismo sarà cacciato fuori dalla storia.
Da vedere a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=dr0YixQBAJw
Pier, 5.2024

Pubblicato inGenerale

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