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La bellezza di Anna

Era bella e non lo sapeva.

Non dava importanza a quegli sguardi che la seguivano quando passava, lei viveva giorno per giorno, una vita densa di apprensione e di ansia. La famiglia lottava in una povertà avvilente, si era in tanti e tutti cercavano occasioni per affermarsi in uno spazio circoscritto, limitato da vincoli e pregiudizi.

A quindici anni, Anna passava eretta come un fuso, mettendo un passo dopo l’altro sui cuori di tanti ragazzi che per lei avrebbero fatto pazzie. Lei non si curava di loro, lei aveva altro per la testa: voleva andarsene dalla Sicilia, attraversare quel mare che vedeva sconfinato, e sparire per rinascere in un altro luogo.

A volte le famiglie si trasformano in prigioni, dove non ci sono sbarre a limitare la fuga ma affetti, legami, appartenenze, e ci si sente intrappolati con catene inesistenti ma solide, difficili da spezzare definitivamente.

Si dibatteva Anna e si preparava al viaggio che l’avrebbe resa libera.

Una valigia piccola per non dare nell’occhio, qualche vestito pesante per il freddo, e i pochi risparmi racimolati per il viaggio e poi…la paura, tanta paura di sbagliare.

Non poteva permettersi di sbagliare, non ci sarebbe stata una seconda occasione e tutto doveva riuscire come aveva mille volte immaginato nei suoi sogni a occhi aperti.

I suoi fratelli godevano di una condizione privilegiata in famiglia, in quanto maschi, e la sua intelligenza contava poco nel criterio piramidale che vigeva in casa; prima gli uomini, padre e fratelli poi la mamma e infine lei. Essere bella e intelligente può risultare lesivo in una piccola città del sud dove le donne venivano valutate in rapporto alla loro docilità e condiscendenza, ma Anna non era ne’ docile, ne’ condiscendente, lei sapeva pensare con lucida coerenza e, soprattutto sapeva cosa fare delle sua vita.

Aveva messo in sequenza ogni cosa; un lavoro, una casa solo per se, una vita libera da ogni costrizione predefinita da altri.

Gli altri, quelli che erano il suo mondo – la sua famiglia – ma anche il suo pesante vissuto.

Erano contrastanti i sentimenti di Anna, lei amava i genitori e i fratelli ma vedeva anche i loro difetti, era impietosa nel vederli e stanca di sopportarli.

La violenza mal celata di suo fratello Mario la offendeva, anche se non era diretta a lei e non riusciva a capire l’atteggiamento materno che, giustificava e nascondeva il carattere pessimo di un figlio prepotente e viziato.

Lei sapeva che doveva allontanarsi prima di essere coinvolta in quella spirale di “cattiva gestione affettiva”, di quella complicità familiare che, in nome di rapporti esasperati lasciava degenerare abitudini e violenze di coppia.

Andarsene, fuggire, liberarsi di quei legami che pure la proteggevano ma non le permettevano di interferire in circostanze che mal sopportava.

Anche il sesso per lei costituiva un limite, una condizione di perdita d’individualità: per Anna la libertà somigliava a una scelta di vita che non contemplava “altri”.

Si era abituata a trattare i ragazzi con paziente sopportazione e se ne serviva quando le facevano comodo.

Fu Gianni il prescelto: lui e nessun altro avrebbe condiviso il progetto della sua fuga. Non perché Gianni le piacesse più di altri ma perché aveva la macchina e poteva accompagnarla al porto per prendere il traghetto.

Il ragazzo voleva partire con lei, era disposto a seguirla nell’avventura e a vivere insieme, ma lei lo convinse che l’idea non era attuabile e che lo avrebbe chiamato in un secondo tempo, con la scusa che l’amica che l’avrebbe ospitata non poteva accogliere entrambi.

La fantasia non le mancava, neanche quel sottile cinismo che serviva a cautelarla da certi turbamenti affettivi.

I suoi batticuori li sopprimeva come stupidaggini che potevano intralciare i suoi piani e limitava ogni coinvolgimento chiudendosi in se stessa.

Salì senza voltarsi indietro su quel treno lunghissimo che da Villa l’avrebbe portata a Bologna e non a Torino come aveva detto a Gianni – una piccola bugia per confondere le acque e non lasciare tracce – e poi lo scompartimento di seconda classe l’accolse e finalmente si mise seduta e si rilassò.

Ad occhi chiusi ripensò alla sua vita, considerò ogni giorno che aveva vissuto nella sua famiglia e non riuscì ad avere rimpianti ma solo una grande tristezza.

Intanto il treno correva e Anna con lui, correvano i suoi pensieri le sue speranze, i suoi sogni.

Finalmente Bologna, Maria è già sul marciapiede che l’aspetta, lei scende, si abbracciano e comincia l’avventura, la libertà, la vita.

 

Pubblicato inSogni

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