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La “Bengasina”

“1…2…3…4…9..18..26..28..29…30..31.
Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro !”

Finita la conta, un convulso calpestio, un fuggi fuggi di ragazzini in cerca di un nascondiglio,
poi torna il silenzio nel cortile.
Guardingo, pronto a cogliere il minimo movimento, il passo leggero, “U addru” (chi fa la conta), come mosso da un elastico, va avanti e indietro dal muro della conta: si allontana un po’,
perlustra con sguardo veloce i nascondigli più vicini, si gira furtivamente verso il vano buio che si apre alla sua destra.

Scorge una piccola sagoma stagliarsi per un attimo nel buio della stanza aperta sul cortile:
“Caterina, vista, è dalla Bengasina !”

Caterina esce dalla casa; dopo escono dai rispettivi nascondigli: Miranda, Venera, Paolo, Margherita, Filippina, e tutti gli altri.
Per ultimo, con uno scatto fulmineo sbuca Peppuccio e libera tutti!
La casa nascondiglio ripiomba nel silenzio, misteriosa!
E misterioso appariva quell’antro buio, un gradino al di sotto del cortile, un grande ambiente dalle alte volte a botte, simile a un “dammuso”.

Un’apertura ad arco, schermata solo da una linda tenda di cretonne a fiori, separava la sala dalla cucina buia e nera, costituita da un focolare di tufo piastrellato di bianco e blu, un secchio di pietra scavata e un piccolo vano contenente un buco al pavimento che fungeva da wc. Un’altra apertura ad arco immetteva in un piccolo ripostiglio.
L’antro, per noi ragazzini così misterioso, era abitato da una maga che intimoriva e affascinava. Era un’anziana donna minuta dai candidi capelli raccolti a treccia, disposti a corona sulla nuca e fermati da forcine di osso.

Indossava vestiti dai colori chiari insoliti allora per una anziana vedova, ma lei era così: “strana”, come dicevano le nostre mamme con un tono fra il critico e il compassionevole!
Non si sapeva il suo vero nome e per tutti era “la Bengasina“.

Il cortile su cui si apriva da casa misteriosa era il “mitico” cortile della mia infanzia, palcoscenico delle tante avventure mie e dei miei amichetti, microcosmo delle tante famiglie che lo popolavano da generazioni. Su di esso si aprivano alcune finestre e la terrazza di casa mia e lì quando riuscivo ad eludere la sorveglianza dei miei, mi univo ai miei amici. Dalla terrazza di casa, vedevo dunque bene l’antro della Bengasina e lei stessa seduta davanti alla soglia di casa, intenta a rammendare o semplicemente con le mani in grembo a vedere scorrere le vite dei vicini.

Talvolta, quando mi vedeva affacciata alla finestra, mi chiedeva di scendere a farle compagnia.
Io, curiosa, ma anche intenerita da quella nonnina sempre sola, andavo da lei che, premurosa, mi offriva la sedia migliore con cuscino ricamato.
Inizialmente ero intimorita da quella strana signora dai vestiti e dai monili insoliti. La stanza che ci ospitava, così buia vista dal cortile, poco alla volta rivelava i suoi segreti. L’ occhio cominciava a distinguere gli oggetti: i pochi mobili, le cornici alle pareti con le foto ingiallite di familiari dall’abbigliamento antico e curioso, il tavolo quadrato con quattro sedie impagliate e, in fondo, un po’ a parte, un grande letto ricoperto da una pesante “cuttunina” di cotone beige, con dei ciuffetti che arrivavano quasi al pavimento.
La cosa che colpiva però in quella stanza talmente modesta era la pulizia, unico lusso che la donna poteva permettersi.
Rassicurata e più rilassata ascoltavo allora i racconti della mia ospite e le rispondevo quando, qualche volta mi capitava di scorgere un passaggio fulmineo di qualcosa che smuovendo la tenda di cretonne, dalla cucina tagliava l’ angolo e spariva nel camerino. Lei mi rassicurava dicendomi: “non preoccuparti, è solo un topolino!”
Ogni tanto ne prendeva qualcuno con la trappola ma la casa era vecchia, umida e bassa e lei non poteva fare altro che tenere ben pulito e rassegnarsi. Lei poi riprendeva a raccontarmi episodi della sua avventurosa vita ed io ascoltavo con sincero interesse e non avevo quasi più timore, pur sbirciando un po’ in giro! E dai suoi racconti finalmente appresi perchè era detta “la Bengasina“.
Era italiana ma, giovanissima, era andata a vivere col marito a Bengasi in Libia e lì era vissuta finché nel secondo dopoguerra era stata costretta, come tanti italiani, a lasciare Bengasi e tutto ciò che aveva costruito in anni di lavoro.
Parlava con nostalgia e rimpianto degli anni vissuti lì: dei luoghi, dei paesaggi esotici, dei profumi inebrianti che le erano rimasti nella mente e nel cuore, della giovinezza col marito.

Io, sebbene tanto giovane, partecipavo emotivamente ai suoi racconti e mi sembrava di viverli insieme a lei.

Non vedevo l’ora di crescere, per viaggiare e visitare i luoghi di cui leggevo nei tanti libri che la fornitissima libreria paterna mi offriva e che ora anche la mia anziana amica, con i suoi ricordi nostalgici, mi faceva fantasticare.

Da quelle lunghe e intime chiacchierate avevo imparato a conoscere meglio la Bengasina e a volerle bene. Mi aveva aperto la mente verso più ampi orizzonti e a non avere pregiudizi verso chi, per vari motivi, appare “diverso”.

nella foto: Mani da vecchia di Raffette Montepaone

Published inBambini
  1. Vito Guarrato Vito Guarrato

    Bei ricordi, complimenti.

  2. Ma che bel racconto, Caterina,! Anche scritto molto bene, ma questa non è una novità. Leggendolo sembra di assistere alle sequenze di un film. Complimenti

  3. Salvatore Prata Salvatore Prata

    Caterina Benigno scrive versi liberi o a rima baciata. Nei suoi versi vi sono ritratti affettuosi dei parenti ed amici, ma sopratutto c’è poesia, armonia,dolcezza. E di questo mondo poetico fa parte il racconto la Bengasina . Non manca nessun elemento di quella fortunata vita di bambini nel gioco più praticato e bello di quei tempi, il nascondino . Tu ti nascondi ed io ti trovo e ti condanno a fare “u addru” a meno che l’ultimo il più furbo libera tutti . E’ la ragazza che va alla scoperta dei luoghi ,ne descrive il posto e scopre ogni giorno qualcosa, Poi un giorno scopre che esiste la Bengasina dove era andata a nascondersi. L’immaginazione corre e la realtà si confonde con la fantasia .Il racconto è stupendo e scritto da Caterina diventa vivo, palpitante, gioioso ,fanciullesco. Grazie Caterina.

  4. Alina Mannone Alina Mannone

    Bellissima esposizione,fatta anche con ritagli inerenti ai sogni di bambina,con dolci fantasie interpretative , rese più colorate dal fascino e dalla pietà, nata per una vecchietta che sola e con i suoi racconti di vita vissuta, riusciva a trattenere una dolce e tenera ragazzina, che con la fantasia della crescita, vagava esaltandone delle sfumature che solo lei riusciva a riscontrare e ad elogiare nei minimi dettagli .
    Complimenti, amica mia .!

  5. vita vita

    Bella e commovente storia.

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