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La capra e l’asinello..

C’ era una volta un asino. No, non ai tempi in cui rappresentava il compagno di lavoro, il mezzo di locomozione, lo strumento per portare alla mensa il pane del povero.
Era un asino ai tempi degli aerei, delle navi spaziali, delle auto accessoriate, dei treni e dei trattori.
Non più un animale da soma. In realtà non comprendeva bene più chi fosse e a cosa servisse. Fosse stato un umano, qualche politico lo avrebbe definito ” non produttivo”.
Non aveva la bellezza del cavallo. Le sue zampe non torreggiavano, erano tozze e il manto non luccicava per le spazzolate.
Un raglio è raglio, non ha l’ appeal di un maestoso nitrito libero.
Infagottato nel suo cappotto asinesco osservava il mondo in cagnesco , cercando di attirare paura o attenzione, come aveva visto fare tante volte a quel pastore maremmano che ogni tanto entrava nel recinto a sgranchirsi le zampe.
– Ringrazia che non t’ hanno ucciso , che non sei ancora diventato uno stracotto- gli diceva col ringhio prepotente il cagnolone prima di leccare la mano al suo padrone.
Il povero asinello rifletteva , dietro le sbarre di un recinto, in una giornata tanto bella, e sentiva dentro sé il tedio come fosse rinchiuso in una cella.
Era un po’ poeta e pure aveva letto. Alcuni umani dell’asino avevan l’animo sebbene non la coltre. – O natura, natura , perché di tanto inganni i figli tuoi ?- recitava i versi che voleva aver creato lui. Li aveva scritti un umano nel recinto del suo dolore. Così simile a quello che provava lui.
Ogni volta che un bimbo si avvicinava per carezzarlo e scrutava dentro i suoi occhi profondi, unico a scorgervi il sentire , unico a capire. Ogni volta che sulla spiaggia vicina udiva le onde battere prepotenti e poi gli zoccoli dei cavalli lasciati liberi a sollevare la polvere che unica giungeva fino a lui , che si rodeva di rabbia e frustrazione.
La capra se ne stava un po’ in disparte. Schiva dai tempi di Noè, non amava per indole la gente, preferiva il suo angolo e il suo riflettere sul niente.
Ogni tanto ripensava ai suoi zoccoli intrepidi sui dirupi, all’erba fresca strappata agli irti fossi , alla lingua dissetarsi nei ruscelli , ai suoi canti restituiti con profondi eco dalla valle.
Aveva il verde dei prati e il colore scuro dell’aspro monte a consolare quel suo tempo di clausura. Un tempo simbolo di demone…povera capra non faceva nemmeno più paura.
Eppure il cane spavaldo nemmeno le si avvicinava. Temeva forse le corna della bestia mentre si faceva infilare docilmente il suo guinzaglio.
Quel giorno , forse per lo sguardo di quel suo strano compagno, o forse per la nostalgia che l’aveva pervasa , decise di avvicinarsi all’ asinello.
Quella rete era la loro condanna. A cosa servivano i loro zoccoli se non potevano battere il suolo per dire al cuore: -vivo-?
– Amico mio, in quale sortilegio siamo incappati? Che circo è mai questo che ci vede imprigionati? Capra e Asino. Che strana compagnia. La Libertà e il Lavoro chiusi in un recinto …e così sia!-
L’asino volse il suo sguardo carico di rimpianto , guardò l’amica e scorse in quegli occhi il mai sopito guizzo ferino, sorrise amaramente e raglió sommessamente.
Più per ricordarsi come si faceva che per un’esigenza vera.
La capra lo guardò stupita assai. Un’idea la pervase , il moto del pensiero scosse il suo corpo irato e lo zoccolo battè sul suolo odiato. Espose all’amico il piano congegnato : – o libertà o morte! – si dissero all’unisono .
L’asino cominciò a ragliare. Forte. Sempre più forte. Nel suo linguaggio gridava : -voglio lavorare! –
La capra da par suo iniziò un belato prepotente. Sempre più forte. Nel suo linguaggio gridava:- Libertà vo’ cercando!-
Asino e capra in un coro inascoltato. Sempre più forte. – Lavoro e Libertà-
Un raglio e un belato interminabili a rompere i timpani dei passanti . A urtare ogni umana sensibilità. A disturbare velleitarie attività. Un crescendo senza posa. Con quanto fiato avevano in gola.
Finché un bimbo disse:- aprite il cancello-
Era il Futuro. La capra e l’ asinello scapparono felici. Il bimbo disse alla mamma:-La Libertà e il Lavoro non debbono essere mai un fardello!-

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