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La danzatrice di Taranta

CONCORSO LETTERARIO

LA MIA VITA IN UNA COMPILATION MUSICALE

All’improvviso, così come dal niente era nato e poi vissuto in un crescendo ossessivo, il ritmo della taranta rallentò. La danzatrice che mi aveva sapientemente stregato trascinando ogni ragione del mio esistere in un passato ormai passato rimase immobile un istante, distesa e con la schiena inarcata in uno spasmo apparente che cristallizzò il cielo. Il mio tempo vissuto ricadde a terra come polvere antica e soltanto allora capii che lei stava danzando una delle mie tante vite già state.
Forse per questo, da anni ormai, avevo inconsapevolmente imparato ad amare e odiare questa terra e quella musica: reminiscenza del mio essere già stato, che riusciva ancora a penetrare nel mio immenso più segreto e a spaccarlo, così come quando un guscio di noce cede all’improvviso, e tu non sai se si sbriciolerà, oppure si dividerà di netto in due parti.
In quell’istante sospeso lei mi guardò. Io vidi i suoi occhi che mi cercavano, e all’improvviso discese una lacrima. Non accadeva da tempo ormai, ma quella sera accadde. Per questo ora sono qui a parlartene, ma tu come chiunque altro scorrerai queste righe e non capirai, se non hai ancora ritrovato il tuo passato.

Con i sensi sospesi nell’aria, cercavo disperatamente un respiro che mi permettesse di non morire un’altra volta ancora. Poi lei si torse in una posizione innaturale e si avvicinò ad un vecchio catino smaltato. Ve ne era più d’uno sul palco, ma io non avevo capito, non ancora, e cercavo disperatamente di farlo, quando la sua mano si aprì lentamente nell’aria, strappando alla mia mente ogni pensiero. Poi, all’improvviso quella mano ricadde con forza e la mia vita, assieme all’acqua del catino, schizzò violentemente nell’aria.
Fu allora che morii un’altra volta ancora, ma nessuno attorno a me se ne accorse, e mentre la taranta riprendeva il suo ritmo devastante io piangevo la bellezza del mondo, della vita e del mio destino.
La danzatrice mi guardò una volta ancora e il suo sguardo mi uccise nuovamente il respiro; poi coprì i suoi occhi stregati piegando in avanti il capo e i suoi lunghi capelli lambirono l’acqua. Aspettò solo un istante, poi, assieme alle altre, scagliò indietro il capo con violenza seguendo il ritmo della musica. I suoi capelli scaraventarono all’improvviso nell’aria migliaia di umide scintille, iridescenti dei miei pensieri. Allora io seppi che il mio tempo era giunto, e lasciai che ogni goccia portasse con sé un frammento del mio animo, finché di me non rimase più nulla.
Così come era incominciata, all’improvviso la musica finì, e l’istante di assoluto silenzio che ne seguì mi riportò alla vita. E io, ora, sono qui a parlartene come se niente fosse stato, come se io non fossi rinato un’altra volta ancora, ma questo fa semplicemente parte dei tanti, stupefacenti misteri della vita…

foto di copertina: Notte della Taranta 2023 (da quotidiano net)

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