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La delega sindacale

 

Erano bastati 10 minuti e si era ritrovata “ delegata “,

Votata all’unanimità dalle colleghe che non volevano impicci fastidiosi e che consideravano solo come perdite di tempo.

Lei no. Lei ci credeva e si era impegnata molto per documentarsi in quella amministrazione dove le donne subivano lo strapotere dei maschietti.

Sul finire degli anni ‘80 il maschilismo andava forte e ogni avanzamento contrattuale diventava una lotta dove, sempre più spesso, erano le donne a soccombere. Quel V° livello spettava a chi svolgeva mansioni di responsabilità e lei ne aveva diritto assieme alle colleghe che svolgevano il suo stesso lavoro.

Entrò decisa nell’aula consiliare che ospitava l’incontro degli amministratori con i delegati sindacali, unica donna in quello spazio occupato da uomini, comodamente seduti.

Li conosceva bene; sapeva perfettamente quanto valevano come persone e come amministratori. Più di una volta aveva schivato i loro approcci grossolani, quel modo viscido di trattenere la sua mano, quegli sguardi ammiccanti che le percorrevano la figura.

Sorrise tra se e se, posò la sua agenda sul lungo tavolo e subito notò che nessuno di loro aveva un foglio, una penna, niente di niente; avevano già deciso tutto ma lei non era d’accordo. Aveva passato ore a documentarsi e sapeva cosa fare. Con calma prese la parola e quel che disse li lasciò a bocca aperta: – Quando avrete finito di farmi i raggi x possiamo cominciare – Chi si occupa di stendere il verbale? Bastò questo a mandarli in confusione. Come si permetteva quella giovane donna (Avevo 30 anni) di parlare così? Intanto lei si godeva le loro espressioni. Anche a questo si era preparata, a stupirli ma anche a scuoterli da quell’andazzo atavico di una presunta superiorità di genere. Ora era lei che attaccava e quel che seguì ne fu la prova. Loro non si aspettavano che una sindacalista donna osasse contraddirli; lei lo fece, forte della sua preparazione sull’argomento e sulle regole contrattuali. Quando, comparve la delibera che qualcuno, miracolosamente, posò sul tavolo, lei si rifiutò di firmare e contrappose il suo ricorso scritto al CO.RE.Ro, ordine di controllo regionale, col quale chiedeva il blocco dell’eventuale delibera e la revisione dell’applicazione del contratto stesso.

Ci fu un silenzio totale.

Lei si alzò con calma, raccolse la sua agenda e salutò tutti con un “arrivederci”

Intanto che usciva sentì distintamente la parola che qualcuno si prese cura di dire a voce alta “Stronza “

Si girò ridendo, grazie disse, ricambio al plurale.

La chiamarono il giorno dopo per sottoporgli la nuova delibera da firmare. Lei si prese due giorni di tempo per esaminare attentamente il testo ma anche per assaporare la soddisfazione di avergli fatto capire che anche una donna sa farsi valere quando è preparata e crede in quello che fa.

nella foto: Adele Bei una delle 21 costituenti

Pubblicato inDonne

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