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La depressione ai tempi del ’77

La depressione ai tempi del 77
Non credo di essere mai stato in vita mia un depresso.
Ho passato si momenti molto tristi, come pure l’attuale, quasi sempre legati a complicazioni amorose o a perdite, nel senso della morte, di persone particolarmente care … e, a volte, come anche oggi, pure le due cose insieme …. quando amo veramente, e credo sinceramente che questo sia avvenuto, pur con una vita personale un pò avventurosa e scapestrata sul tema, veramente con due sole donne in tutta la mia esistenza … amo davvero, con tutto me stesso. E, se le cose prendono una brutta piega, mi danno davvero l’anima, soprattutto quando mi viene poi impedita ogni comunicazione diretta. So bene però che la depressione, quel maledetto “lato oscuro” della psiche, e’ un’altra cosa.
Ma almeno una volta, alla depressione, credo di essermici avvicinato veramente di un pizzico.
Parlo del lontano periodo 1976/77 …. ad Aprile del 76 persi l’amico d’infanzia/fratello/compagno Mario Salvi, il mitico “Gufo”, e fu decisamente una bella botta, la prima vera conoscenza diretta della morte, oltretutto tragicamente violenta, nella mia storia, all’epoca pure i miei nonni erano ancora vivi ed in gamba.
Passati funerali e manifestazioni di rito (con gli annessi mitici scontri di Largo Arenula il giorno successivo), passati gli anche esaltanti e consolatori momenti collettivi, poi fatalmente si rimane soli col proprio lutto strettamente personale da elaborare appunto soli come cani.
E data una certa mia naturale tendenza alle cose complicate e financo un pò perigliose, mi ritrovai, non saprei dire quanto per caso e quanto invece per scelta consapevole, a cercare di elaborare questo lutto insieme ad una donna anch’essa fortemente coinvolta, certo anche un bel pò più di me, nella stessa identica vicenda.
Poi finii tre anni dopo per sposarla e farci insieme due splendidi figli ma certo la “costruzione” iniziale di questo rapporto fu, per forza di cose, tortuosa e complicata assai.
Ed oltretutto vissuta poi in mezzo alle pallottole del 77, per cui avevo da combattere contemporaneamente due “guerre”, una pubblica e collettiva insieme a discreta parte della mia generazione ed una invece privatissima e strettamente personale. E, diciamolo, che “il personale è politico”, come dicevamo allora, era ed è una gran bella minkiata … sono due cose ben distinte …


Ricordo i pesantissimi momenti di tristezza seguiti ad una gita collettiva a Todi, dal Capodanno appunto tra il 76 ed il 77 alla successiva Befana … gita che avevo prevista come risolutiva della problematica più strettamente personale che invece finì in quel preciso momento per complicarsi, sul momento, ancora di più … lì per lì sembrava proprio in modo irreparabile e definitivo.
Gita che comunque, per tuttaltri motivi, meriterebbe di essere raccontata a parte e credo proprio che prima o poi lo farò … magari pure sulla pagina che gestisco sul 1977 perchè è veramente emblematica, sia pure un mese prima dell’inizio di quel movimento di cui nessuno di noi prevedeva allora l’esplosione, del clima che si respirava e delle dinamiche anche esistenziali in essere tra di noi appunto futuri “ragazzi del 77”, magari allegandoci come sigla “Gioia e rivoluzione” con la splendida voce di Demetrio …

Ma per me che combattevo contemporaneamente, come dicevo, due “guerre” parallele, di “gioia” in quella gita ce ne fu davvero poca.
Torniamo da Todi, passa una settimana, massimo due. E mi trovo solo in casa per un fine settimana, in quel periodo era ancora in costruzione, mi sembra, la casa cosiddetta “grande” di Sambuci ed i miei, compresa la sorellina che nel frattempo si era fidanzata col futuro marito pure lui di origini e con casa a Sambuci, spesso andavano nei fine settimana al paesello a controllare lo stato dei lavori. Qualche volta li seguivo anche io, ma non quella volta, avevo scelto di stare a Roma solo col mio “star male”.
Ricordo che stavo veramente a pezzi. Anche in quell’occasione, pure se allora non c’erano cellulari, Wa, Messenger e similari ma solo i normali telefoni casalinghi ed ovviamente le chiacchierate dirette “core a core”, mi era stato imposto uno “stop” netto alla possibilità di comunicazione … ed io, se non posso comunicare, in certe situazioni e su certi temi “intimi”, da bravo logorroico seriale tendo ad andare veramente nel pallone.
Non ricordo se fu il sabato o la domenica di quel fine settimana in cui ebbi davvero il momento peggiore.
Il caso, ma io non lo chiamo così banalmente, volle che mi suonasse alla porta un amico, nemmeno dei più stretti, di quelli che avevano partecipato alla gita collettiva a Todi, non so nemmeno se avesse compreso il mio stato d’animo di quei giorni ma sarei portato a credere di si. Altrimenti dovrei pensare, io assoluto miscredente, all’intervento davvero di qualcosa di soprannaturale.
Mi portava, incredibilmente per l’epoca dove più facilmente si regalavano altre cose e per la scarsa stretta confidenza tra noi due, una piccola torta di mele artigianale che aveva fatto, mi disse lui, una sua nonna che abitava nelle strette vicinanze.
Quell’amico, poi perso di vista negli anni come tanti altri, non lo ha mai saputo, io certo non glielo ho detto mai.
Ma probabilmente, con quella visita e con quella tortina, quel giorno mi ha salvato la vita.

nella foto di copertina: Demetrio Stratos, cantante (1945 – 1979)

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