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La Donna del Lago

La sera ad aver timbrato da poco il proprio cartellino anticipava una luna ritardataria e forse annoiata dalla solita orbitale routine.
Le strade oltre la periferia allungavano la loro corsa verso ovest ed il mare seguendo un tramonto rosso fuoco a sembrare senza fine; in quella sera di un estate oramai inoltrata, pur se in un luglio più marzolino di un marzo matto e coerente con sé stesso, sembravano perdersi lontano e nel sole calante..
Alla fine il sole tramontò dietro Stromboli che laggiù all’orizonte segnalava il suo nervosismo fumando e lanciando lapilli sulla sciara del fuoco.
Qualche chilometro dalla costa il lago dell’Angitola scuriva lentamente la propria riserva d’acqua e, pur se solo poche decine di metri più su del livello del mare, l’aria rinfrescava di moltosul fa della sera.
Lo sbalzo termico, in questi tempi di mutazioni climatiche, risultava essere più deciso e acuito del solito!
La stazione ferroviaria: a distare solo un paio di chilometri si stagliava come un luogo fuori dal tempo. I carri merce, avvolti dalla foschia, sembravano giganti spettrali emergenti dalla terra come i Moai dell’Isola di Pasqua; oramai solo sede di passaggio per il traffico viaggiatori la stazione di San Pietro era deserta dome un cimitero abbandonato.
Su di un binario morto: erose dagli anni, e dall’abbandono, ciò che restava di due vecchi vagono gettavano ombre sinistre sotto la luce pallida e crescente delle stelle; attorno veloci sgattaiolavano dei randagi di passaggio messi in fuga da quelli stazionari ad averne fatto dimora o riserva di caccia.
Un silenzio irreale avvolgeva ogni cosa rotto solo dal fruscio del vento tra gli alberi e dai lontani lamenti dei randagi in fuga; divenne totale quando, come meteora che si incendia al fascino dell’atmosfera terrestre, i fari di una Giulia GT coupé illuminarono a tratti ricorrenti, come un lampione difettoso che si accende e si spegne alle folate del vento, le due carcasse provocando un fuggi via generale di quei bastardini residenti a temere la qualunque.
L’auto si fermò di fianco al più vicino ed una donna di mezza eta, ma ancora giovanile e di bell’aspetto, ne scese riassestando una corta gonna ad aver dato una estemporanea e sexy visione a chi: nascosto poco lontano, attentamente la stava aspettando.
Con fare circospetto, quasi fosse un marine in azione, osservando le mosse della donna uscì dall’ombra per posizionarsi meglio ed avere una visuale più ampia e netta dell’auto e della sua proprietaria.
La donna, intanto e fuori dalla vettura, barcollò per un secondo o due inciampando su di una grossa pieta, poi, appoggiatasi al cofano dell’auto e rivolta al più lontano dei ruderi di ferro e legno marcio, sicura del fatto che ci fosse il protagonista di un incontro preventivato e stabilito con precisione:
“ … sono qui … “ grido con voce stentorea “ … allora, cos’è uno scherzo? … “ e quindi con tono deciso “ … bada chiunque tu sia … ho dovuto imparare a difendermi e sono armata … “ e poi con voce irata e con un tono stridulo “ … due minuti ancora e vado via, a me i ricatti … “
non terminò la frase, un colpo secco alla base del collo accentuò il suo barcollare facendola cadere e sbattere ciò che restava della sua nuca alla portiera ancora aperta.
Un lampo improvviso, un secco attutito sordo “stunf” e un dolore a sembrarle quello che dev’essere per tutti lquello ultimo, sarebbero state le ultime sensazioni e gli ultimi rumori che anche se avesse potuto provarle e sentirli comunque mai più avrebbe ricordato!
Passi felpati e circospetti si avvicinarono al cadavere oramai senza vita della donna. Le gambe scoperte e l’intimo in evidenza solo per un attimo attrassero l’ombra a muoversi nel buio ed a stare bene attenta a non entrare nel gioco dei fari dell’auto; si avvicinò allo sportello aperto, frugò nella borsa abbandonata sul sedile posteriore, prese la busta rossa che conosceva bene, lesse ciò che vi era scritto:
“Se non vuoi si sappia perché sei ritornata, vieni sola alla stazione di San Pietro non oltre la mezzora dopo il tramonto; se non ci sarai domani di te parlerà la Gazzetta del Sud! “
Le lettere ritagliate, benché ne mancasse qualcuna scollatasi, ancora riportavano leggibile il messaggio; l’ombra accartocciò il foglio complice del proprio delitto, lo ripose in tasca e, quindi, caricò finalmente il cadavere della donna nella Giulia e si diresse verso il lago le cui sponde più di ogni altro luogo al mondo avrebbero nascosto, per il tempo necessario ad un alibi efficace, il delitto appena commesso.
Un venticello leggero, ma insistente soffiava dal Tirreno poco lontano ed agitava le residue acque dell’Angitola; l’ombra scese dall’auto, ne stese la donna appena dietro il cofano, legò le caviglie ad una corda e questa ad sacco di sale che le aveva fatto compagnia nel trasporto e poi con fare deciso, trascinando lo strano connubio si spinse nell’acqua sino a quasi alle spalle; poi abbandonato il proprio fardello al lago, lo lo spinse verso il largo vedendolo, poi, affondare in un punto che sapeva essere profondo per l’improvviso gradino che la marea aveva creato nel tempo.
Ritornò, quindi su i propri passi e: “ … la sabbia è abbastanza compatta per tenerla a fondo “ … pensò quasi sibilando per la tensione “ … ma il sale grosso poi si scioglierà facendola risalire … quando la troveranno se la troveranno … “.
Abbandonò la Giulia alla stazione esattamente dove la donna l’aveva fermata e si perse tra gli alberi per scomparire: ombra tra le altre ombre, verso il veicolo con cui era arrivata.
La luna, finalmente sorta al proprio mestiere, seguiva lentamente le stelle stupite a guardare l’auto che, lasciata aperta, era gia stata invasa dai randagi ritornati per capire cosa era successo.
Poi, mentre l’azzurro ritornava ad est, pian piano fu l’alba del giorno dopo! La brezza mattutina carezzava le acque del lago, facendo danzare lievi increspature sotto il sole di luglio.
Le sponde ancora deserte; la quiete interrotta solo dal canto degli uccelli e dal fruscio delle foglie.
Qualche pesce in cerca di nuove esperienze saltava improvviso sfidando gabbiani in caccia a girare in tondo come avvoltoi mentre, non lontano dalla riva, come abbracciata a un tronco galleggiante, il cadavere di una donna di mezza età fluttuava, nel riverbero del sole nascente, andando lentamente alla deriva …

Quello che avete appena letto è il primo capitolo del secondo racconto a far parte di
Nero di seppia italiano

Nasce la serie di racconti Noir che ha per protagonista l’Italia con le sue 20 regioni. Ogni racconto avrà come ambientazione una regione con le proprie caratteristiche. Sarà un Giro d’Italia che per ogni tappa avrà la sua maglia ” in Giallo”. Sarà una bella avventura per lo Stivale in compagnia dei misteri e della loro soluzione.
La raccolta uscirà in settembre e sarà la prima di quatto edizioni ognuna contenente 5 romanzi brevi del genere “ giallo “.
Naturalmente quello che avete letto è solo un assaggio del secondo racconto, chi vorrà conoscere il suo seguito e porgere attenzione agli altri che lo seguiranno dovrà attendere il prossimo settembre.

Grazie per la Vostra pazienza!

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