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La fabbrica

a Luana, morta di sfruttamento, 3 maggio 2021

 

Lucia entrò in fabbrica a quindici anni.

Apprendista di ultimo livello; aveva appena finito le medie e sua sorella maggiore si era data da fare per trovarle lavoro dove, lei stessa, lavorava.

Timbrò il cartellino con su scritto il suo nome e il grande seminterrato la inghiottì in quello spazio anonimo e rumoroso.

Le macchine erano già in funzione e molte operaie stavano curve ai loro posti, una accanto all’altra con grosse ceste di ferro d’avanti e accanto una montagnola di stoffe da assemblare.

In quell’incessante rumore che costringeva a urlare per farsi sentire, una musica proveniente da una radiolina, tentava, senza riuscirci, di addolcire il tempo. Lucia ebbe una gran voglia di piangere.

Erano le otto di mattina e lei fu guidata dalla sorella a una di quelle macchine per capire come funzionasse.

Le fu concessa una settimana per imparare poi doveva produrre come tutte.

Tutti i giorni lo stesso tragitto, lo stesso lavoro a testa china, un’ora di pausa pranzo e poi ancora d’avanti alla macchina. Il suo stipendio aiutava la famiglia a vivere un po’ meglio, a concedersi qualche vestito decente, a risparmiare qualche soldo da mettere da parte intanto che si abituava a quel tran tran di operaia con poche prospettive di miglioramento.

Quando conobbe Franco, nella sua routine qualcosa cambiò. Lui aveva mille idee in testa e non voleva dipendere da nessuno. Studiava per diventare meccanico e sognava la sua officina.

Quando annunciarono che si sarebbero sposati, Lucia lo comunicò in fabbrica ai tre soci che gestivano la grande confezione. Nei cinque anni che Lucia aveva trascorso su quelle macchine era diventata bravissima ad adoperarle tutte, la sua produzione era tra le più apprezzate per precisione e tempi di confezionamento ma, il suo stipendio era aumentato pochissimo.

Il suo entusiasmo si spense d’avanti alle facce dei tre soci che la guardarono con disapprovazione quando lei chiese il congedo matrimoniale. Lucia, secondo loro non era stata attenta alle esigenze dell’azienda; avrebbe dovuto concordare con loro la data del matrimonio e non assentarsi in periodo di lavoro intenso. Le sue compagne di lavoro la videro tornare in laboratorio con gli occhi rossi e fu grande lo sconcerto ascoltarono le ragioni del suo malessere-

Intanto i giorni passavano e le operaie raccoglievano soldi per fare un bel regalo a Lucia, memori di quel trattamento assurdo che aveva subito da parte dei tre soci, si stavano adoperando per regalarle qualcosa di bello per farla felice.

Lucia scartò con cura il grande pacco che troneggiava sul tavolo da taglio dopo aver letto gli auguri affettuosi delle compagne, e per un attimo dimenticò il disagio che le avevano fatto provare i suoi datori di lavoro. Poi vide il piccolo pacchetto che stava accanto a quello grande. Lo scartò incuriosita. Nessun biglietto a identificare il mandante, nessun augurio da leggere. All’interno solo due scatole di anticoncezionali e, sul piccolo foglietto ripiegato e fissato con l’adesivo lesse poche parole che la fecero scoppiare in un pianto incontenibile: – Ti raccomandiamo di usarle. Lucia si sposò due giorni dopo ma prima si licenziò da quel lavoro che mortificava, non solo lei come donna ma tutte le sue speranze di futuro.

Nelle fabbriche dove si confezionavano maglie, camice e ogni genere di vestiario, molte donne subirono angherie di ogni genere, pena la perdita del lavoro e dello stipendio così necessario. Lo sfruttamento viene da lontano e, spesso furono le donne a pagarne le spese. Qualche volta pagarono e pagano rimettendoci la vita.

 

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Published inDonne

Un commento

  1. Rosario Esposito Rosario Esposito

    Mio padre era un operaio calzaturiero. Ha cominciato a lavorare, nella Napoli degli anni ’40, ancora adolescente. Ho conosciuto, io adolescente, le fabbriche degli anni ’60; ricordo l’odore del pellame e della colla “a benzina” come veniva chiamata. Anche in quelle fabbriche le donne, destinate solo a certi tipi di lavorazioni, rischiavano – purtroppo come oggi – molto in tanti versi.😞

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