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La favola di Salvo e del cesto di vimini

APRILE 2020: LA PASQUA DI CONTAME

 

In realtà, quel cesto era stato la sua culla.

La nonna gli aveva sempre raccontato di come lo aveva cullato cantando ninne nanne per farlo dormire.

La nonna non possedeva una culla ma aveva quel bel cesto ovale fatto di vimini chiaro.

Ci teneve il pane appena sfornato ma all’occorrenza lo aveva trasformato in culla.

Crebbe così il bambino, con l’amore di sua nonna e la melodia delle sue nenie. Nonna Maria era analfabeta ma aveva una saggezza sua, fatta di esperienze e fatica. Era semplice e concreta e aiutò il nipote a diventare grande con saldi principi e una ferrea onestà. Per Salvo non esistevano sotterfugi, detestava la menzogna e aveva un gran rispetto per le persone.

Quando fu il suo quindicesimo compleanno, la nonna lo chiamò accanto e gli fece un discorso sul futuro che lo attendeva, dopo lo affidò al suo padrino di battesimo, (sapeva di lasciarlo in buone mani) e pochi giorni dopo spirò, serenamente.

Salvo cercò lavoro e si trasferì in città. Portò con se pochissime cose, non aveva molto da trasportare ma, quel bel cesto non si sentì di lasciarlo e lo usò come contenitore.

Anni dopo, quando s’innamorò e si sposò, raccontò a sua moglie la storia di quel cesto e il motivo affettivo che rappresentava per lui.

Anche lei ne rimase intenerita.

Aveva sposato un uomo che amava, anche per quella sensibilità palese, per il suo amore sincero e questo la rendeva felice. Arrivò il primo figlio, la famiglia cresceva e ben presto l’attività di Salvo assicurò a tutti un certo benessere e tranquillità.

Arrivarono altri figli e tutto scorreva sereno.

Scuola, asilo, compiti, sgridate, e tanto lavoro, le normalissime cose di una famiglia normale.

Il cesto era finito in soffitta, ben conservato ma inutilizzato, intanto la Pasqua si avvicinava e nella piccola isola dove Salvo abitava arrivavano barconi pieni di disperati, gente che scappava da fame e miseria,uomini, donne e bambini che si portavano negli occhi tutta la paura del mondo.

Salvo si trovò a guardare un bambino ridotto a dormire in una scatola e tutto il suo passato le tornò in mente.

Si rivide nel cesto come sua nonna le aveva raccontato e pensò che poteva servire ancora.

Corse a casa, salì in soffitta e lo tirò fuori.

Sua moglie cucì volentieri un morbido cuscino poi mise dentro tutto quel che poteva servire per un bambino piccolo e Salvo tornò al centro dove si ammassavano i migranti.

Da lontano intercettò la scatola che conteneva il bambino, si avvicinò in silenzio e, a gesti, fece il suo dono a quella mamma.

Il cesto di vimini ritrovò la sua funzione più bella, fare da culla a un bambino piccolo.

A Salvo la Pasqua di quell’anno, gli sembrò più bella.

l’immagine è tratta da “Avvenire: Soccorso barcone con 26 bambini a bordo” del 28.8.2019

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Published inPoesia