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La lavata di testa

Capita a tutti di essere di malumore, di beccare una giornata non particolarmente magnanima.
La vita certi giorni sa mettere a dura prova la pazienza.

E allora che a me viene in aiuto la lavata di testa.

Proprio così, uno shampoo e il suo potere terapeutico non fallisce mai.

Una cosa semplice. Nessun rimedio trascendentale.

È come se, lavando via lo sporco depositato sui capelli, l’acqua portasse via con sé tutta la negatività che si era depositata sulla testa fino a penetrare nel cuoio capelluto e lì, fin dentro al cervello a inquinare i pensieri.

Tutto si annebbia, il ragionamento più elementare viene a mancare come la terra sotto i piedi quando vieni spiazzata da eventi improvvisi e vedi tutto nero, non trovi soluzione al più semplice problema.

Senti che il mondo sta cospirando. Contro te e solo te.

Che cosa buffa se penso che la lavata di testa richiami, nel suo modo di dire, una sonora strigliata, una sgridata per una malefatta.

E invece, nel mio caso diventa terapia d’urto a una giornata no, a un pensiero molesto che non ne vuole sapere di prendere un’altra strada. Non sono più una bambina, ho il controllo delle mie marachelle e quindi posso concedermi il lusso di una “lavata di capa”.

La memoria corre, fa un balzo indietro nel tempo e mi riporta immancabilmente ai miei giorni di prigionia o di esilio, come li chiamavo io per giustificarli e per giustificare le mie scelte.
Nitido è il ricordo di quei giorni, del loro vuoto e della tristezza che mi assaliva, il tempo che sentivo scivolare via ineluttabilmente. Non sapevo porre un argine, ero consapevole e allo stesso tempo incosciente, sapevo bene che quel tempo non mi sarebbe stato più restituito.

E lo accettavo, con l’amaro in bocca.

Le scelte prima o poi si pagano, siano esse fatte a fin di bene oppure no e arrivava sempre il momento in cui un invisibile esattore te ne chiedeva conto. E non potevi sfuggire più perché eri sola davanti a te stessa.

Allora un semplice gesto, acqua calda e del sapone profumato erano la distrazione, l’impegno a far lavorare le mani, il gesto che distraeva il pensiero, anche solo per poco.
Il profumo avvolgente di un asciugamano pulito, un abbraccio. Pochi minuti per recuperare un’intimità con te stessa, nessuno fuori alla porta a reclamare attenzione, nessun pensiero a disturbare quella quiete.

E poi il flusso dolce del calore, massaggio e carezza insieme, guardarsi allo specchio per ritrovarsi diversa, forse anche un po’ più nuova. Ero io anche prima, lo so. Ma quel gesto banale sapeva rendere tutto accettabile.

Potere della lavata di testa.

Altra spiegazione non c’era e non la cercavo.

Quante volte sei venuta in soccorso, quante volte mi sono detta che quel gesto anonimo e insignificante valeva più di mille terapie?

Ancora oggi mi tocca praticare la terapia d’urto quando ci sono giornate che arrivano a segnarmi profondamente.

A ognuno la sua. Per me sei e resti un toccasana.

nell’immagine: Modigliani, La Boheme de Paris

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