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La letterina di Natale

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

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Lei era stata sempre una bimba con la penna. La penna magica.
Lei che amava gli Alpini e i loro canti si era sentita uno di loro, con una penna nera fra le mani e non su un cappello da soldato.
Eppure era un dato di fatto per lei : era un alpino. Scavava trincee dentro la sua anima. Immergeva i suoi scarponi dentro guadi melmosi. E il freddo che sentiva spesso coi morsi della sua solitudine era paragonabile alle gelide acque di quel Piave, paladino indefesso della nostra Storia.
Assodato, quindi, che era un alpino usava la sua penna come un’arma potente, per esternare, per ferire, per combattere e, a volte, anche per pregare.
La usava anche come ammortizzatore nelle cadute vertiginose dalle sue vette di piacere o di disperazione.
E, ogni Natale, l’ alpino, scriveva una letterina. Via via che il Tempo si trasformava in anni dentro la sua divisa, la letterina aveva un destinatario diverso: Gesù Bambino, Babbo Natale, l’ Angelo Custode, Dio.
Aveva nove anni quando una sua amichetta si ammalò di leucemia. Elena improvvisamente era divenuta pallidissima, una creatura diafana, una candelina lentamente a spegnersi. L’ alpino aveva preso la sua penna e aveva scritto a Gesù Bambino.
Dinanzi alle lucine intermittenti di un albero carico di sogni di gioia una bimba scriveva piccole sciocche promesse per chiedere al piccolo Messia un miracolo mentre un’altra bimba moriva.
Aveva pensato che la sua letterina non fosse arrivata a Gesù, che si fosse smarrita fra le pieghe delle nuvole. L’ alpino aveva inforcato la penna quando aveva scritto a Babbo Natale. A tredici anni il rosso dei cuori avrebbe sicuramente indotto il grande nonno ad esaudire il suo desiderio: un amore tutto suo. Un ragazzo a dirle Ti Voglio bene per quello che era.
Ed era una sfera di ragazza senza avere la perfezione della figura geometrica. Ma la letterina chissà quanto aveva viaggiato e in Lapponia non era mai giunta.
Per molto tempo quell’ adolescente aveva scritto favole senza viverne mai alcuna.
Era una giovane tirocinante quell’anno in cui nella sua letterina all’Angelo chiedeva di darle la forza e la sapienza necessaria per salvare la sua famiglia dalle grinfie di una banca dal comportamento criminale.
L’ alpino aveva scritto quella letterina in riva al mare ,mentre il vento di dicembre le scompigliava i capelli, mentre zaffete di salmastro le rendevano più gustose le lacrime. Avevano perso tutto il lavoro di una vita e i risparmi di persone oneste.
E quella letterina doveva arrivare, il miracolo del Natale doveva consentirle di restituire il sorriso alla sua nonna.
Quella letterina arrivò a destinazione tre anni dopo e l’ alpino carezzò la sua penna magica che aveva lottato e vinto in un’ aula giudiziaria.
Era una donna quando scrisse a Dio. Sapeva già che non sarebbe servita a nulla la sua letterina. Il contenuto era conosciuto già dal destinatario.
Ma l’ alpino era presuntuoso e anche in questo caso aveva la convinzione che ” verba volant, scripta manent”.
Era uno scritto strano, parole a fluire in ordine sparso. Ma Dio avrebbe capito. Non era sicuramente un estimatore di retorica. L’ alpino sapeva istintivamente che prediligeva i fatti nel loro divenire. Un racconto verista e senza orpelli.
” Caro Dio sono quel tuo alpino sempre in guerra. Non so perché mi ostino a scrivere di nuovo. Ma credo che sia giusto che tu sappia i fatti senza la cronaca edulcorata dei Santi tuoi. Qui si muore ogni giorno di un morbo strano che ci uccide perché ci fa annaspare e si muore da soli e senza pace col conforto soltanto di una lontana prece.
Son qui a fissare ste lucine, a raccomandarti i figli miei, a dirti che vorrei battesse ancora il cuore , a pregarti per sta terra mia dove si è perso tutto, non trovo col lumicino neppure più l’ onore. Son io, l’ alpino, col mio scarno bagaglio. Lo so, sorridi Dio…e sorrido pure io. Forse è il prosecco o forse la sola fede che conosco. Una penna per far di due parole una preghiera.
Metto punto adesso e spedisco la letterina… fa’ che arrivi, ti prego, questa sera.-

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. ernesto ernesto

    Marina, se non a Dio, quest’anno la letterina dell’Alpino è arrivata sicuramente a tutti noi, ci ha scaldato il cuore e ci ha fatto sentire vicini a te. Presto potremo ancora brindare insieme, ancora fare festa. Ma tu, letterine così, continua a scriverle lo stesso.

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