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La lupa dal manto blu

Non era davvero grande il paese in cui viveva la Nanni, anzi era piuttosto piccolino, ma alla Nanni, anche fosse stato più grande, non sarebbe comunque bastato.

La Nanni era una ragazzina curiosa e attenta, guardava sempre avanti verso il futuro, verso il nuovo, oltre l’orizzonte e oltre ogni confine, sempre alla ricerca di qualcosa che non sapeva neppure lei che cosa fosse. Però, era certa che non lo avrebbe mai trovato, se solo fosse restata al suo paesello.

La Nanni se ne voleva andare, voleva girare il mondo, altrimenti sentiva che non sarebbe mai stata soddisfatta.

Doveva trovare davvero una buona scusa per lasciare tutto quello che aveva; dei bravi genitori, tanti simpatici compagni di gioco o di avventure, ed il suo fedele e indiscusso amico di sempre, il cane Baldo.

Trascorreva i giorni e le notti pensando ad un pretesto che fosse buono. Inizialmente, si mise in testa di fare la scienziata: dunque avrebbe potuto fare le sue ricerche in giro per il mondo, facendo per esempio, la collezionista di coleotteri.
Ma quando poi ragionava che avrebbe dovuto tormentare tante creature innocenti soltanto per metterle dentro ad una bacheca, si faceva prendere dai sensi di colpa e subito cambiava idea.

Forse avrebbe potuto fare l’alpinista: così, avrebbe scalato le vette imbiancate dei monti più alti di tutto il mondo!
Anche quella però non era cosa semplice; serviva allenamento e dedizione e lei, forse, non ne aveva abbastanza.

Stava quasi per rinunciare alla fuga, quando un giorno lesse su di un quotidiano, una notizia che la fece sobbalzare dalla sedia.
Da oltre un decennio, un gruppo di scienziati stava cercando conferma alle proprie supposizioni: secondo gli studi fatti, sarebbe esistito in natura un raro e bellissimo esemplare di lupa dal manto folto e blu, scuro e intenso come la notte più fonda, quando in cielo non brilla neppure una stella!

L’annuncio incitava i volontari a presentarsi e riunirsi in gruppi per intensificare le ricerche dell’animale, in tutto il globo.

La Nanni, non stava più nella pelle dalla gioia. Aveva finalmente trovato quel che da tempo cercava: una giustificazione per partire, per andare via e lasciare il suo paese.

Carica di entusiasmo e di speranza, fece in tutta fretta uno zaino, mettendovi dentro soltanto l’essenziale; salutò la famiglia, gli amici ed il cane Baldo, poi si mise in cammino verso l’orizzonte, con gli occhi pronti a scovare le più magnifiche meraviglie.

Negli anni a seguire giro’ tutto il mondo, in lungo e in largo, proprio come aveva sempre desiderato fare: vide un sacco di posti incantevoli, fece la conoscenza di tante persone, alcune gentili e cortesi, altre meno. Vide città, panorami mozzafiato, conobbe nuove tradizioni e nuove lingue. La sua bramosia di apprendere fu ampiamente soddisfatta, però non riuscì mai a vedere la lupa dal manto blu, scuro e intenso come la notte più fonda, quando in cielo non brilla neppure una stella.

Girovagando, trascorsero gli anni: vent’anni lontano da casa, lontano dalla sua famiglia, dai suoi amici e dal suo cane, che certamente adesso non sarebbe più stato lì, ad attenderla.

La giustificazione che si era trovata per fuggire via dalla sua stessa vita, dalle sue radici, iniziava a scricchiolare anche nella sua testa, caparbia e cocciuta.
Doveva dirsi la verità, doveva spiegarsi il motivo per il quale quel suo paese di origine le stava tanto stretto; fu allora che, per meglio comprenderlo, decise di farvi ritorno.

Al suo arrivo, trovò la famiglia molto invecchiata: del cane Baldo non era rimasto altro che il guinzaglio, appeso tristemente con un chiodo ad una parete, vicino alla porta d’ingresso.
Buona parte dei suoi compagni di gioco, si erano ormai trasferiti in città per lavoro e tornavano in paese soltanto una quindicina di giorni d’estate, per trascorrere le ferie.

Uscendo di casa e camminando per le strade del suo borgo natio, la Nanni si rese purtroppo conto di come niente le apparisse più familiare.

Piangendo malinconicamente, si incamminò verso le colline, per raggiungere il suo luogo preferito ed una volta giunta, si sedette su di un vecchio muretto, proprio come faceva quando era bambina.

Da quel posto si godeva sempre di un gran bel panorama: lei, quasi non lo ricordava più.
Guardando in ogni direzione, le tornarono alla mente le città ed i posti che aveva visitato, le molte persone che aveva conosciuto: tante storie che non si sarebbe mai immaginata di vivere, quando era piccola e osservava, per ore, la vallata, da lassù!

In fondo, quel che non aveva davvero mai guardato bene, era tutto ciò che, da sempre, era stato sotto ai suoi occhi: la sua terra, la sua gente, la sua famiglia.
Ah, quante volte gli occhi son capaci di guardare, ma non bastano per vedere!!!

Grosse lacrime cominciarono a scenderle lungo le guance, la vista quasi le si appannò …. fu un vero colpo di fortuna riuscire a intravedere il muso della lupa che faceva capolino dalla siepe, dietro il muretto. Incredula, si stropicciò gli occhi, almeno un paio di volte, per accertarsi che non fosse tutto un sogno!

Lentamente, la lupa le andò incontro, fino a raggiungerla, poi, le si sedette accanto, quieta. Era davvero bellissima, sembrava una creatura divina!
Difficile descrivere l’emozione che la Nanni provò nell’accarezzarle il folto manto, dal colore blu, scuro e intenso come la notte più fonda, quando in cielo non brilla neppure una stella…

La Nanni e la Lupa rimasero a lungo insieme, a fissare l’orizzonte: quando si separarono, sapevano entrambe che quel muretto sarebbe stato, per sempre, il luogo segreto dei loro prossimi incontri.

È proprio vero quel che si dice: guardare è facile…vedere è un’arte!

 

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