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La magia e il trucco del Natale

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

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L’attesa, il senso mistico dell’avvento, l’atmosfera, le vacanze scolastiche e anche il clima, di norma freddo come quello immaginato sul presepe, tutto contribuiva alla magia del Natale, del mio Natale, quello da bambino tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 del secolo scorso.

Dietro ogni magia però c’è un trucco, come l’amaro che viene dopo il dolce.

E per me questa festività significava sì tutto ciò, ma anche un lungo periodo di assenza di mio padre. Il suo lavoro di pasticciere gli imponeva un tour de force che andava dalla ricorrenza dei morti (che a Napoli si “festeggiano” con il torrone) e, senza soluzione di continuità, durava fino al 26 dicembre tra i preparativi delle “basi”- i semilavorati che allora erano tutti fatti a mano- e la produzione vera e propria dei dolci natalizi, roccocò, struffoli, cassate, ecc.

La pastiera no, quella era appannaggio delle feste pasquali, non come ora che si mangia quasi in tutte le stagioni…

Il tempo era scandito così fino al 23 dicembre: lo vedevo per pochi minuti solo al mattino presto intorno alle 5, se qualche rumore in casa mi svegliava, la sera no, rientrava tardi e già dormivo. Il 24 rincasava, dopo due giornate e una nottata di lavoro, intorno alle 19, in tempo per il cenone per poi crollare a letto ben prima della mezzanotte.

Il 25 era a tavola con la famiglia dopo 7-8 ore di lavoro e il 26 idem.

Ovviamente dopo due mesi di lavoro massacrante – provate a rimestare per ore con un cucchiaio di legno lungo un metro in un pentolone del diametro di 70 cm e della profondità di 90 – il suo sguardo e la sua partecipazione erano appannati dalla stanchezza.

Era l’amaro, l’altra faccia del mio Natale. E anche nel confronto con i miei compagni di scuola ne uscivo perdente. Almeno dai racconti: tutti avevano aspettato mezzanotte, giocando a tombola o altro. Noi alle 22 al massimo tutti a letto. E la cosa si ripeteva più o meno negli stessi termini per fine anno, con la variante del rito dell’arrivo del nuovo anno.

Il cenone si avviava con l’arrivo di mio padre, non prima delle 19, poi mia madre spostava in avanti le lancette dell’orologio e simulavamo la mezzanotte alle 21,30 o 22 al massimo.

Al conteggio alla rovescia degli ultimi presunti secondi del vecchio anno seguivano lo spumante e i mortaretti sparati in anticipo su tutti.

Così quando gli altri alla mezzanotte, quella vera, avrebbero fatto tuonare la città per i botti, noi avevamo già salutato il nuovo anno e dormivamo da oltre un’ora e mezza.

Un trucco più che una magia che oggi mi fa sorridere, anche se non nascondo una profonda tristezza per il mio io bambino.

E pensare che erano gli anni “buoni”, quelli del boom economico, già ma buoni per chi e pagati da chi?

Così sorrido alle chiacchiere di oggi, in tempo di Covid, a proposito di messe anticipate alle 20, di cenoni e rientri previsti entro le 22, di Natale “sobrio e diverso” e così via.

Da bambino inconsapevolmente e del tutto involontariamente avevo già precorso i tempi…scambiando ahimè trucco per magia.

la foto di copertina: il rococò e i dolci tradizionali napoletani per Natale

Pubblicato inGenerale

7 Commenti

  1. Raffaele Raffaele

    Molto intimo e tenero,
    Sobrio.

  2. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Non me lo aspettavo proprio. Forse sarà successo qualche altra volta nel periodo in cui ci siamo persi di vista ma uno squarcio autobiografico come quello di questa storia “natalizia” non lo avevo mai letto nei tuoi scritti. Anche questa volta la tua scrittura sembra distaccata, descrittiva, asciutta ma si sente (=a me pare di sentire distintamente) la pressione emotiva, la nostalgia, il groppo in gola, il rimpianto per tutto quello che non hai vissuto in pieno e che ti hanno scolpito come sei.
    Anche nel modo di esprimerti.
    Io sono un tenace assertore dell’idea che la scrittura che lascia il segno è quella “fatta con la penna intrisa nel cuore”. Ed è quella lì he diventa memorabile e costruisce ponti.
    In molte storie scritte per Questo Natale 2020 fa capolino la biografia emotiva di chi scrive.
    E’ certamente un portato dell’inquietudine che viviamo.
    Ma, a mio avviso, è ciò che di buono e di utile possiamo fare noi, membri di una comunità di scribacchini, autori, lettori e cantastorie.
    Grazie di esserci, Gianni!

  3. Peppe Cerasuolo Peppe Cerasuolo

    Tanti anni fa, più o meno gli stessi della mia infanzia. Un senso di calore, le tradizioni, i riti, gli affetti, qualche goccia di benessere, non di più. Sì, c’era il boom. Ma una domanda costante saliva ogni volta che lo vedevi scomparire oltre il grande arco di Porta Napoli fatto più grande proprio in quegli anni, a Pozzuoli. Aggiustavi il fiocco del grembiule per scuola e ti chiedevi cosa sarebbe successo quel giorno in fabbrica, se i cancelli avrebbero aperto o no, se la Celere – dio! il colore di quelle divise ancora negli occhi! – avesse o no caricato chi scioperava. Ci voleva poco a sentir freddo…
    Giova’, un abbraccio!

  4. Magda dello Russo Magda dello Russo

    DESCRIZIONE TENERA , COINVOLENTE , PROFONDA……SPECCHIO DI MOLTE REALTÀ FAMILIARI , RIFLESSO DI UN CORREDO SPIRITUALE CHE LASCIA TRASPARIRE SENTIMENTI DI RARA SENSIBILITÀ. ……CONGRATULAZIONI. …!

  5. Magda dello Russo Magda dello Russo

    COINVOLGENTE *

  6. Giuseppe Cancello Giuseppe Cancello

    Grazie perché come dice Pierluigi hai scritto con la penna intrisa nel cuore.

  7. Pina Pina

    Mi é sembrato di vedervi! E di sentire i vostri sentimenti. Bravissimo Gianni e grazie!

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