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La mancanza

Di fronte a questo strano silenzio, il movimento interiore si fa sentire più rumoroso e prepotente.
Le domande non hanno sosta, ma spesso non trovano interlocutori, un po’ perché lontani un po’ perché confusi a loro volta.
Mi manca credo la concretezza, quella sana dei saggi di un tempo, che risolvevano il problema con un detto, un proverbio, una battuta.
I “vecchi” li ho incontrati spesso nel mio percorso, senza cercarli, ma notandoli.
Avevano voglia di parlare, di scambiare un sorriso, di fornire un consiglio schietto e maturo, disinteressato.
Li ho amati, dunque: spiragli di luce e di speranza, schizzi di simpatia e buonsenso.
Parlo al passato, perché sembrano scomparsi.

Incrontravo frequentemente, ad esempio, un’anziana signora, di novant’anni, dalla parrucchiera.
In quel tempo breve in cui le nostre vite si incrociavano, l’eleganza e la dignità con cui portava il peso dei suoi anni mi portavano ad osservarla, ad ammirarla, sino a provocarmi un moto di gratitudine, di affetto e commozione.
Non l’ho più ritrovata, in questi lunghi mesi.
Ma poi una sera, eccola! Affacciata alla porta di casa, sulla soglia per prendere una boccata d’aria, per dare uno sguardo alla vita di fuori.
Sembrava smarrita e io avevo voglia di abbracciarla.

Sarà che non ho avuto i nonni vicini nella giovinezza, sarà che ho sempre apprezzato l’esperienza e la vita pienamente vissuta ma, ecco, queste persone mi mancano molto.
Messe un po’ ai margini dalla necessità tutta nuova del nostro tempo di dare maggiore visibilità ai giovani e dalle dure circostanze del presente, le immagino più sole, più silenziose, più tristi.

Spero di rivederle presto, di nuovo, intorno a me.

Pubblicato inAmore

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Bentornata! Mi ha aperto molte riflessioni questa dichiarazione apertamente amara sull’emarginazione della terza età dalla storia e dalla cronaca, che non sia quella attuale e drammatica della conta dei morti. Una di queste riflessioni mi ha portato a congiungere questa lettura con l’analisi che Recalcati fa del concetto di “mancanza”, ovvero quella di “luogo del desiderio”.
    C’è una possibile concezione della “mancanza” che è viva nel tuo racconto: non è l’età ad essere il giustiziere dell’apertura relazionale. Forse “mancanza” può collegarsi all’altro concetto di “debolezza” come apertura, accoglienza, come anfora.
    Uscire dai “luoghi comuni” ed affidarci al sentimento, anche alla nostalgia: questo è lo stimolo che mi viene dalla tua “storia” scritta molto bene come sempre.

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