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LA MEGLIO GIOVENTU’

 

Nei primi giorni di settembre del 1976, a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, impazzava la festa nazionale dell’ Unità. Ero militare in servizio di leva alla caserma Cecchignola di Roma, ma riuscii a prolungare di qualche giorno una licenza per malattia per passare quasi tutta la giornata in quei viali della Mostra, friggendo salsicce ed assistendo a dibattiti politici e spettacoli teatrali.

Aleggiava dappertutto un fortissimo sentimento sociale, eccitata partecipazione ed esagerato entusiasmo, tutta la meglio gioventù si sentiva coinvolta, anche a Napoli, la città dei lazzari e dei mille problemi, stava crescendo un diffuso senso civico e culturale, tante idee e proposte concrete per ambire ad una vita migliore.

Da poco era stato eletto sindaco Valenzi ( fu lui a porre la prima pietra a piazza Medaglie d’oro per la costruzione della metropolitana … oggi, sono passati appena 45 anni e non ha visto ancora la fine), un comunista che prometteva legalità, efficienza amministrativa e tanto welfare, simile a quelle città modello governate da sempre da giunte di sinistra. Una città più pulita, più funzionale, servizi pubblici efficienti, asili nido, mense, scuola a tempo pieno, laboratori, attività sportive, borse di studio, case popolari, settimana bianca, vacanze estive, tutto pagato dal comune, proprio come a Bologna.

Questo ottimismo si respirava a pieni polmoni tra quei viali alberati della Mostra. Eravamo felici. Napoli era ancora più bella. Eravamo dentro una rivoluzione pacifica, una svolta. Spariti perfino i parcheggiatori abusivi. Il massimo della felicità lo raggiungemmo assistendo ad un epocale concerto degli Intillimani, un gruppo musicale cileno fuggito dalla dittatura di Pinochet ed al comizio finale di Berlinguer, in mezzo ad una folla oceanica. Famosissima la sua conclusione, “ la festa è finita, andiamo a lavorare”.

Rientrai a Roma, in caserma, crollai mentalmente e fisicamente, la sera in branda piangevo, le giornate non passavano mai, circondato da militari di ferma, buzzurri e crudeli, che solo quando erano ubriachi, per fortuna capitava spesso, mostravano un minimo senso di umanità, in fondo li compativo. Ero sempre triste, confesso, molto anche per motivi sentimentali, ma questa è un’ altra storia.
Ritornai a Napoli, otto mesi dopo la festa dell’ Unità. Ero di nuovo felice, grande era la speranza di trovare una città cambiata, più efficiente e più moderna, ma quei fantastici giorni di settembre dell’ anno prima si rilevarono purtroppo solo una enorme illusione, non era cambiato niente, anzi.

La meglio gioventù della festa dell’ Unità continuava a proporre, a discutere, a litigare ma di fatto si parlava addosso, aveva fallito.

I circoli della FIGC erano sempre molto frequentati, i dibattiti sempre più affascinanti, ma non incidevano più sulla vita delle persone.

Il lavoro mancava, illegalità diffusa, ricomparvero i parcheggiatori abusivi, sporcizia dappertutto, servizi pubblici inesistenti, evasione scolastica incontrollata, la gente era incazzata, Il sindaco, pur impegnandosi tantissimo, non era riuscito a mantenere le promesse, la città non aspettò, non ebbe pazienza e divenne ancora più caotica ed anarchica. Si accampavano solo diritti, doveri zero. Erano ritornati i lazzari. Napoli era ripiombata nel buio. E cosi, lentamente, molti giovani mollarono, non si parlarono più, ognuno andò per la sua strada, molti smisero di studiare ed entrarono in banca. Ebbi l’ impressione che anche Valenzi si rassegnò ai lazzari.

In questa piena crisi di valori e speranze, piombò il terremoto, una tragedia sia fisica che morale.

Subito dopo, per la ricostruzione, furono stanziati per Napoli una valanga di finanziamenti che però servirono solo alla vecchia politica democristiana, tornata prepotentemente in auge, promettendo assistenza e sussidi, ad arricchire la camorra ed i traffichini, tantissimi. Ricordo un’ alto tipo di eccitazione politica, tantissimi partecipavano alla spartizione della torta, tra i campi di roulotte attrezzati per accogliere i terremotati erano parcheggiate MERCEDES, BMW ed AUDI, distaccato in Regione fu creato un ufficio, il commissariato al terremoto, dove fu trasferito personale “raccomandato” da altri enti pubblici e privati . Questi traffichini, molti dei quali nel precedente lavoro non riuscivano ad arrivare a fine mese, cambiarono stile di vita, divennero proprietari di case e guidavano macchine costosissime, intercettarono un fiume inarrestabile di soldi pubblici.

Con quel danaro in pratica la DC ed il PSI comprarono Napoli.

Eppure il terremoto poteva essere una grande opportunità per la nostra città, ma la meglio gioventù aveva ormai gettato la spugna, troppe chiacchiere e pochi fatti, la vecchia politica – che della Napoli bisognosa se ne fregò alla grande – aveva stravinto. Solo una piccola parte di quei soldi fu destinata a favore della comunità.

Questa triste storia ha molte affinità con il fallimento della repubblica partenopea del 1799, fondata da giovani intellettuali della borghesia napoletana che riuscì tuttavia ad appassionare molti ragazzi del ceto più bisognoso, una rivoluzione che durò appena sei mesi ed abortì proprio perché i soliti lazzari, che vogliono sempre tutto e subito, tradirono e riportarono il re a Napoli.

Sono gli antenati di quelli che oggi baciano le mani ad un ministro che ha sempre odiato tutti gli abitanti del Sud, da Napoli a Palermo, però miete consenso, promette assistenza e sussidi.

Vincono sempre i lazzari.

(Foto: comizio di Enrico Berlinguer al festival dell’Unità, Mostra d’Oltremare, 1976)

Pubblicato inSogni

4 Commenti

  1. Ernesto Ernesto

    Mi piacerebbe conoscerti, Bezzo, per sentire dalla tua viva voce altri racconti e respirare la “passione” per la politica, quella vera. La tua è una storia che mi piace definire “sensoriale”: dei fatti che racconti si percepisce la ruvidezza, l’odore e un gusto dolce di impegno sincero.

  2. Elio Elio

    Una sintesi perfetta di quegli anni che ci hanno portato fino alla drammatica situazione di oggi ! Quante illusioni abbiamo visto svanire nella nostra città ! Ed ora i Lazzari applaudono chi ci ha sempre offeso cantando senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani !!

  3. Rita Maria Orlando Rita Maria Orlando

    C’ero anche io a Napoli quel settembre lì, un senso grande di futuro, di appartenenza, di impegno collettivo….che belle emozioni, che bel pensiero di vita aperta, possibile. Presi un adesivo di Enrico Berlinguer e lo attaccai ad un’agendina che portavo sempre con me, è ancora lì.

  4. GIUSEPPE GIUSEPPE

    Anch’io ero li,sbarbatello, 17 anni,paura del futuro, ma tante speranze. Ricordo il concerto di Lucio Dalla insieme a un caro amico che non c’è più, e le contestazioni di un gruppo di autonomi al grande Lucio, il diluvio subito dopo, i mezzi di trasporto saltati; tornai a casa in nottata inzuppato d’acqua con i miei incavolati ma tranquillizzati dal mio ritorno.
    Altri tempi,altri pensieri, altre sensazioni: un altro mondo,anche noi altre persone, anni che non si può far capire a chi non li ha vissuti… grazie

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