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La mia psicologa

La mia psicologa è donna.
Donna, lei è donna, e in una parola, per chi va oltre l’aspetto fisico, sia maschio che femmina, può capire quale immagine io racchiuda con questa parola “donna”!
Sempre elegante nei suoi look sportivi, casual fino a quelli ricercati sotto ai suoi cappelli ombreggianti.
Aspetto il tempo in cui potrò portarla con me in moto.
L’immagine con un jeans stretto, scarpe da ginnastica bianche e una t-shirt scollo a V bianca, mentre, non si vede, un reggiseno con pizzo colorato, direi bordeaux e slip accompagnati; niente cintura, niente orologio, un bracciale etnico al polso sinistro, la fede all’anulare sinistro e un anello vistoso color oro al dito medio della mano destra; ovviamente, un casco aperto in cui incastrare i suoi vistosi occhiali da sole. Alle mie spalle a cavallo della mia moto sarà costretta a sfiorarmi con una qualsiasi parte del suo corpo.
Lei è “donna” da quando apre la porta secondaria del suo studio dicendoti “Ciao Margherita”, aspetta che tu la segua e ti metta comoda sul divanetto accanto al cuscino di Frida Kahlo e dopo uno sguardo approfondito e un mezzo sorriso accennato per metterti a tuo agio dice “come sta Margherita?”
In quel momento capisci che ci siete solo tu e lei e da lì sarà difficile scappare perché con la sua professionalità, calma, dialettica, eleganza mentale ti caverà l’anima e tu glielo lascerai fare e alla fine le dirai anche “grazie”!

La mia psicologa è bella in quel vestito, di cui non ricordo la fantasia, perché ricordo il tono della sua carnagione abbronzata dopo le vacanze estive. Il vestito lascia scoperto il décolleté quel tanto da lasciarti solo immaginare la forma del seno, più giù, segna fianchi più stretti fino a mostrare gambe affusolate, a modo, accavallate su scarpe preferibilmente con tacco alto.
La mia psicologa mi piace ancora di più quando indossa i suoi jeans attillati nei quali si muove a suo agio tanto che, di fronte alle mie infinite iperboli mentali non nasconde la sua insofferenza e si lascia andare in quel movimento di allargare e sollevare la gamba e infilare il piede sotto il sedere.
Quando sono a casa mia –  come in questo momento – e l’istantanea di quel gesto mi si stampa davanti agli occhi, allora, lo immagino il film in cui mi alzo dal mio divanetto e mi avvicino a lei.
Sono in ginocchio tra i suoi jeans, appoggio qualche secondo la mia testa sul seno mentre le sue mani sulle mie spalle cercano con pochissima forza di tenermi a distanza, allora continuo, la bacio dolcemente a lungo sul collo e finalmente posso prendere il viso tra le mani e baciarla come tante, tante tante volte ho immaginato nella mia solitudine di giorno, al lavoro, in macchina, camminando sui ciottoli che lei stessa percorre rimandando il suono dei suoi tacchi sotto i portici. E per un momento non sono solo io a baciarla, anche le sue labbra si allontanano, la lingua incontra la mia e inizia un balletto.
Poi apro gli occhi.

Questo non succederà mai e noi continueremo a dirci che si tratta di un meccanismo psicologico comunissimo in quasi tutti i rapporti tra paziente e psicologo, sulla base e misura di quanto vissuto da tutti noi pazienti che ci approcciamo a cotanta professionalità e con fiducia affidiamo noi stessi alla “mia psicologa”.

Pubblicato inAmore

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Molto simpatico, “leggero” ma non banale, scritto con capacità tecnica e che mostra buone letture di base. Complimenti!

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