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La neve al confine del confine

La neve cade leggera, è così ormai da una decina di giorni nelle regioni nord-orientali della Polonia e i bordi della carreggiata, così come la vegetazione, ne sono ricoperti.
Il termometro indica zero gradi. Attorno regnano silenzio e oscurità, rotti solo da qualche sussurro e dai fari accesi di alcune auto, ferme lungo una strada stretta che attraversa la foresta.
Siamo a pochi chilometri dal confine con la Bielorussia.
A un tratto, dal bosco, alcune sagome emergono dal buio più fitto e lentamente avanzano. Hanno le mani giunte e gli sguardi bassi per riparare il viso dalla neve.
Sono alcuni profughi siriani respinti più volte dalle guardie di frontiera polacche e questo li rende loro malgrado simbolo di un dramma che da mesi ormai centinaia di migranti stanno vivendo lungo il confine tra Bielorussia e Polonia.
Esitano, nessuno sembra avere il coraggio di prendere la parola. Non è imbarazzo: forse è timore di spendere altre energie per niente: hanno gli occhi stanchi e umidi, il viso incredibilmente pallido.
Uno di loro non smette di tremare. Hanno stivali, giacche pesanti e cappucci a ripararli dal gelo, ma fa troppo freddo.
Se resteranno ancora lì a lungo, probabilmente non sopravviveranno…..
Ci troviamo lungo il «confine del confine», nuova frontiera a cui nessun civile ha accesso, che si tratti di media, politici o ong, compresi gli osservatori internazionali e gli operatori delle grandi organizzazioni umanitarie.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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