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La nostra pianta

OPERA IN CONCORSO

La nostra pianta di Angela

Troneggia nel mio giardino, forte come la gramigna ma più bella e sinuosa. Occupa un posto ben soleggiato e rappresenta un legame tra la mia vita precedete e quella attuale. L’ho ammirata da bambina, quando tu, mamma la tenevi in quel bellissimo vaso verde.

Ricordo la tua mano che, tutte le volte che le passavi vicino, quasi distrattamente, la sfioravi, come se l’accarezzassi. Te l’aveva regalata la tua migliore amica; emigrava, e quella stupenda pianta non poteva portarla con sé. La sua valigia di cartone poteva contenere solo cose indispensabili e poi non ci sarebbe stata dentro, era già enorme. Le sue innumerevoli foglie fitte, fitte, periodicamente spaccavano il vaso e bisognava cambiarlo. Per me, bambina, quella pianta sapeva di forza, resistenza, tenacia; l’adoravo!

Poi andai via, lasciai la mia isola, il mio mare e tutto quello che avevo amato. Un’altra città mi accolse, altri luoghi da conoscere, da esplorare, una casa diversa che, come amo fare, riempii di piante ma quella che avevo lasciato a Messina non l’ho mai trovata.

Anni dopo, durante le vacanze estive mi ritrovai a parlare di quanto desiderassi averne una uguale e tu ne rimanesti stupita. – Davvero desideri avere una pianta così antica? Ridendo mi dicesti che era anziana come te – Nei giorni di vacanza dimenticai quella discussione ma, quando fu il momento di partire e tutti i bagagli furono sistemati in macchina, ti avvicinasti con uno strano fagotto ben confezionato in un particolare sacchetto di plastica. Dentro c’erano le foglie vigorose di quella fantastica pianta. Ogni foglia è indipendente con una sua radice e tutte assieme formano quella meraviglia di vitalità e forza. – Sai perché l’adoro mi dicesti, somiglia a noi tutti, alla nostra famiglia, ognuno di noi è come questa foglia, autonomo e unico ma se c’è una necessità sappiamo diventare un insieme e uniti diventiamo forti, proprio come questa pianta.

Durante il viaggio di ritorno, ogni volta che mi fermai, controllai che le radici fossero umide e quando arrivai a casa la prima cosa che feci fu quella di sistemarla in un grande vaso. Cercai la posizione giusta e, come facevi tu, mamma, ogni volta che le passo vicino l’accarezzo. Ora è mastodontica, ha superato tre decenni e non dà segni d’invecchiamento. Credo si chiami Aspidistra.

 

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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