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La notte

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

La notte è diventata il rifugio dalla paura.

Aspetta il giorno con la calma dei vecchi seduti davanti il camino. Mi avvolgo la coperta dei ricordi delle persone care che mi mancano e delle belle cose, per non sentire il freddo della solitudine ed i morsi della paura.

Ripenso a mio nipote che dorme nel mio letto e che mi mette i piedi in faccia, a mia madre che mi cucina le polpette di bollito e ripassa la cicoria in padella come piace a me.

E sento gli odori, li percepisco come fossi lì : il profumo della pelle del birbante di nonno, dell’aglio rosso che sfriccica nell’olio.

Mi mancano le mie figlie, come ad un albero mancano le foglie d’inverno.

Mi manca mio padre come alle rive del fiume manca il ponte.

Mi mancano le discussioni infinite con la mia amica del cuore, che è un riccio di mare nel costume, ma non posso farne a meno per quanto riempie lo spazio senza esserci e per quanto fa rumore quando è in silenzio.

Mi manca il mio braccio destro: senza di lei sarei finito.

Mi sforzo di organizzare il dopo, faccio progetti, proiezioni conti, ma quello che vorrei davvero sarebbe un grande cancellino : azzerare tutto, ma proprio tutto e fare, per i tramonti che mi restano, l’essere umano.

Coltivare gli affetti più cari, le amicizie, vivere senza orologio, abbandonare il superfluo dell’apparenza ed i luoghi comuni, cercare di rispettare di più la vita ed il mondo che mi ospita, riprendermi l’orgoglio di essere italiano, romano e socialista.

Pubblicato inGenerale

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