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La passeggiata

L’aria irrespirabile e soffocante ci porta sotto la pioggia.
Incappucciata, stretta a te, scappo per un attimo dalla verità.
E’ un bel viaggio.
In silenzio percorriamo il viale bagnato, le foglie ormai morte e umide, accatastate le une sulle altre. Grandi, quasi marce.
La strada del parco, tra alberi tristi, silenti, che si inchinano gocciolanti al nostro passaggio.
La curva del piccolo stagno, annerito dal tempo.
Una ghiaia viscosa e scivolosa, e poi il portico, con vetrine buie, abbandonate.
Dai lampioni poche luci splendono, e appesi, forgiati a lampade, altoparlanti emettono un laconico canto, di Natale, ma mesto.
E poi la piazza, deserta, inondata da una stravagante luce rossastra.
Due abeti eleganti incorniciano la porta della Chiesa.
Entriamo, e l’edificio è vuoto.
Mi chiama dal quadro la mia adorata. Lei che ha gli occhi su un piatto, ma vede ogni cosa.
Davanti tremano le candele.
Ne accendiamo insieme, perché ogni cosa ritrovi il proprio posto.
Giriamo lo sguardo, verso l’abside: il transetto è dorato, luminoso.
Percorrendo la navata a ritroso, una musica ci invita: un pastore accudisce le pecore, una donna riempie la brocca alla fontana, un bimbo sembra correre e la luce cambia aspetto velocemente, tra il chiaro del giorno e il blu della notte.
Il viale piange, la piazza è deserta, la Chiesa vuota: nel presepe l’unica vita.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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