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La radio?

Capitava che in quegli anni, era il 1997, ti telefonasse l’amministratore delegato per dirti: “… dobbiamo raggiungere i giovani, pensa a qualcosa …”
E basta.
Quali giovani? Di quale età? Per dirgli cosa?
Lavorando in banca era chiaro che non vi era alcun interesse sociologico da parte del mio amministratore delegato nei confronti del mondo giovanile.
Ed era altrettanto chiaro che ero abbastanza libero di pensare a qualsiasi cosa, perché le banche, in quegli anni, erano ricche, e sponsorizzavano senza problemi ogni tipo di iniziativa.
Il fatto è che mi avevano scaraventato in una regione che non conoscevo, dove non frequentavo “giovani” su cui testare alcunchè.
Si trattava, di questo ero certo, di promuovere l’immagine di una piccola banca che era appena stata acquistata dalla Capogruppo dove lavoravo, e l’amministratore delegato voleva recuperare consenso presso una platea di clienti potenziali giovani.
Mi venne in mente la radio, non so perché. Non pensavo ad una campagna pubblicitaria radiofonica con spot e jingle musicali, bensì ero convinto che il mezzo radiofonico fosse il terreno più adatto per incontrare il pubblico giovane.
Progettai un concorso, volevo che i ragazzi scrivessero un testo da mandare in onda, e il testo più bello sarebbe stato premiato dalla banca.
Il progetto era appena abbozzato, era necessario sgrezzarlo.
In quella cittadina della Romagna avevo fatto amicizia con Giordano, un esponente della musica indi, volevo un parere esterno e gli esposi il progetto: gli piacque, mi confermò che la radio era il mezzo giusto, ma non bastava l’idea, ci voleva qualcosa in più.
Provai ad affinare i dettagli: il concorso avrebbe riguardato solo racconti di paura, i migliori sarebbero andati in onda sulle frequenze di una nota emittente locale, avrebbero ricevuto la votazione degli ascoltatori, e infine una giuria qualificata avrebbe scelto i vincitori del concorso, proclamati nel corso di una serata organizzata appositamente nel teatro comunale.
L’amministratore delegato mi assecondava, ma premeva, e io dovevo accelerare: mancavano ancora un nome, un titolo del concorso, l’individuazione della giuria qualificata e tutta l’organizzazione della serata finale.
Mi venne in aiuto Giordano “… ascolta, poco lontano da qui abita un giovane scrittore, ha già pubblicato qualcosa, lo conosco, e secondo me la cosa della giuria gli interessa. Si chiama Carlo Lucarelli …”
Non era ancora famoso, ma lo conoscevo già, avevo letto un suo romanzo noir uscito da poco, Almost Blue.
Fissammo l’appuntamento con Lucarelli in un bar pasticceria; ero curioso di conoscere di persona questo “giovane scrittore” di Mordano, discendente di Antonio Meucci, già in possesso di uno stile puntuto e personale.
Giordano si preoccupò di avvisarmi ”… Carlo è molto schivo, molto goloso, e si veste totalmente di nero, ha il complesso del fisico …”
Lucarelli arrivò puntuale, alla guida di uno spider nero, con gli occhiali da sole neri: un bambino grassoccio con la barba, vestito interamente di nero.
Cercai subito di sciogliere timidezze e imbarazzo “… ho letto il tuo ultimo romanzo, mi è piaciuta molto l’idea della musica che avvolge la storia …”.
Lucarelli stava in silenzio, ma vedevo gli occhi scuri che guizzavano mentre addentava una generosa porzione di zuppa inglese, con abbondante alchermes.
Mentre mangiava gli spiegai come mi immaginavo il protagonista del suo libro, quale musica ascoltasse, come era vestito secondo me il serial killer.
Ascoltava, e mangiava, in silenzio.
Alla fine si pulì le labbra con un tovagliolino e disse, a voce bassa: “… Mi piace l’idea del concorso di paura, che titolo gli hai dato?”
Non lo sapevo, non ci avevo ancora pensato, lanciai uno sguardo a Giordano e azzardai “… RADIOPANICO, il titolo scelto è RADIOPANICO …”
Rimase zitto qualche secondo, poi guardandomi “… Vorrei che Almost Blue diventasse un film, e vorrei averti con me nella sceneggiatura. Il titolo del tuo concorso è geniale …”

La giuria presieduta da Carlo Lucarelli decretò il successo del concorso, che fu replicato per i nove anni a seguire; i racconti migliori, oltre alla messa in onda, furono pubblicati in raccolte dal titolo RADIOPANICO.
L’ultima volta che sentii Carlo al telefono mi parlò di un suo progetto televisivo (Blu Notte) e di una puntata speciale del programma alla quale stava lavorando e che lo turbava molto “… Non hai idea, altro che i racconti di paura, altro che RADIOPANICO, dovresti leggere qualcosa su Piazza Fontana … è pazzesco quello che hanno fatto … è tremendo …” (puntata del 24 agosto 2012).

Nel 2000 Alex Infascelli curò la regia del film “Almost Blue”, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Lucarelli.
Io, seduto alla mia scrivania, continuo a ricevere telefonate sbrigative che mi dicono: “ … pensa a qualcosa …”

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1 commento

  1. donatella donatella

    Dopo oltre 40 anni di lavoro in Pubblicità non posso che farti i miei complimenti per la scelta del mezzo (la radio è il più efficace, molto più della TV), per l’idea del concorso coinvolgente per il pubblico del tempo, per l’ abilità da copywriter (RADIOPANICO si stampa nella mente, è rilevante coerente e originale, insomma risponde perfettamente alle regole). A parte il contenuto, il racconto mi è piaciuto e ti invidio per l’amicizia con Lucarelli, una persona che avrei voluto conoscere.

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