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La roccia

All’inizio era soltanto un’emozione. Fluttuava leggera e giocava a nascondersi. A volte era impercettibile e discreta, a volte invadente e inopportuna. Si travestiva di gioia, di rabbia o di tristezza, come un’attrice sul palcoscenico, giungeva puntuale nei momenti felici, accolta e applaudita, apprezzata e compresa. Ma portava sconquasso nei momenti più oscuri, distruggeva castelli di carta e maschere imperturbabili.

Faceva crollare percorsi prestabiliti e non era gradita, a volte nemmeno riconosciuta. Credeva di portare colore e passione nel mondo, ma spesso veniva cacciata con brutte maniere e si sentiva indifesa, piccola e stupida. Tornava all’attacco, ma la lotta era dura perché era disarmata. La vita era ingiusta con lei. Era pura e leggiadra come una piuma, si sentiva sospesa tra il mare e il cielo, invisibile e troppo fragile, priva di sostanza, in balia degli eventi. Voleva essere più solida, più sicura.

Decise allora che doveva cambiare e diventare un’idea. Un’idea precisa, forte e stabile come un blocco di pietra. Diventò una roccia inattaccabile e coraggiosa. Finalmente, armata di una ruvida corazza, si sentiva maestosa, forte e invincibile. Aveva uno scopo preciso: cambiare le menti, trasformare vite inutili, salvare gli animi abbattuti dall’inerzia. Era felice e fiera. Si sentiva concreta, poteva insinuarsi sicura e decisa, provocando reazioni e grandi imprese. Il nemico poteva deriderla o criticarla e insultarla, ma non poteva ignorarla e nemmeno distruggerla.
Finalmente esisteva e niente poteva smuoverla, sempre ferma, decisa e uguale a se stessa! Ma il tempo passava e le cose cambiavano.

Essere inamovibile era faticoso, era stanca, e la solitudine era insopportabile.

La forza scemava e cominciò a lasciare che il vento, l’acqua e la luce, le cambiassero forma. Non riusciva a restare se stessa, la roccia si sgretolava, subiva un lento cambiamento e con l’andare del tempo cominciò a sentirsi amorfa e priva di volontà.

Era una fragile idea che cercava di sopravvivere, pregava le sue particelle di restare unite e di non sgretolarsi, ma invano.

Si ritrovò ancora una volta in balia degli eventi…
Con la poca forza che le era rimasta, decise ancora che doveva cambiare.

Diventò un ideologia.
Aveva bisogno di un posto sicuro per stare al riparo da eventi e minacce.

Diventò un castello appoggiato sulla roccia per difendersi da attacchi esterni e nemici subdoli, con guerrieri pronti a sacrificare la loro vita per lei.

Voleva essere forte, pronta all’attacco e soprattutto alla difesa.

Era un ‘idea universale e non avrebbe lasciato che niente e nessuno potessero abbatterla, libera di celebrare il suo trionfo.

Voleva intorno a sé venerazione assoluta e totale rispetto. Poteva manipolare le menti e finalmente aveva potere… In suo nome si combattevano guerre, si stabilivano leggi e comportamenti, si difendevano o cancellavano diritti e ingiustizie, non esistevano dubbi né insicurezze.

Faceva del bene ed era inebriata.

Ma piano piano, col passare del tempo, sentiva che qualcosa mancava. L’adorazione totale cominciava a pesarle, e una sensazione di paura cominciò a insinuarsi subdolamente dentro il castello. Avvolgeva le stanze, le solide pareti di roccia, e ben presto le menti. Non riusciva più a infondere coraggio, si sentiva confusa e non capiva il perché.

Una sensazione di estraneità venne ad avvolgerla completamente e i guerrieri adoranti che credevano in lei, si sentirono persi, abbandonati e impauriti.

Non servirono le armi né le pareti rocciose a farla sentire di nuovo potente.

Si accorse che era sospesa nell’aria, in una dimensione indefinita e che le mancava la terra sotto i piedi. Si accorse che era completamente fuori dalla realtà.

E che sotto il castello e la grande roccia, c’era il mare con le sue onde in movimento.

Non c’era la terra sicura su cui appoggiarsi stabilmente.

Anche il cielo cambiava, con le sue nuvole indefinite.

Cosa sarebbe potuta diventare ora?

Si sentiva bloccata in un’immobile irrealtà, senza scopo e senza speranza.

Decise allora di lasciarsi andare.

Senza opporre resistenza, cominciò a convivere col senso di vuoto e spaesamento e piano piano, col passare del tempo, cominciò ad amarlo.

Si sentiva fluida, cangiante e flessibile. Poteva essere tutto e niente e assumere qualsiasi forma.

Si convinse che non era il caso di disperarsi davanti all’incertezza, ma d’imparare a navigarvi.

Capì che ogni cosa era impermanente, sorgeva e passava, nasceva e moriva.

E si sentì finalmente libera.

nell’immagine di copertina: Le Château des Pyrénées di René Magritte (1959)

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. gianni santarpino gianni santarpino

    Profondamente intrigante

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