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La scoperta

Tutte le soffitte hanno un loro fascino, quella della mia vecchia casa lo aveva e moltiplicato all’ennesima potenza.

Dalle tegole entravano fasci di luce che tagliavano a fette spazi polverosi.

Era il regno dell’ignoto, della fantasia più sfrenata per noi piccoli temerari, sognatori d’avventure mirabolanti ma, anche nascondiglio e rifugio per momenti difficili che seguivano alle marachelle della nostra infanzia. Ci si arrivava tramite una larga scala di legno e per me, bambina non proprio docile, spesso, rappresentavano una via di fuga dalle sgridate materne. Era buia la mia soffitta incantata e quando emergevo da quel fantastico posto somigliavo a Cenerentola nei suoi momenti peggiori. Vi si metteva di tutto, vecchie ceste piene zeppe di abiti smessi, giocattoli maltrattati, pigne di giornali che nessuno ha mai riletto e mobili rotti. Come ogni classico sottotetto degradava verso il perimetro esterno, ma io amavo strisciare, proprio li e curiosare in ogni piccola fessura.

Fu la mia curiosità a portarmi alla scoperta di uno strano involto che, immediatamente scartai, con fatica. Apparve, dopo più strati di stracci, un oggetto che non avevo mai visto nella realtà, ma che riconobbi immediatamente per averlo visto sui libri d’avventura o come giocattolo nelle mani dei miei fratelli.

Una pistola pesantissima.

Rimasi sconvolta alla sua vista ma subito ne percepii la stranezza. Cosa ci faceva lì un arma? Chi l’aveva nascosta? La mia immaginazione si scatenò, la mente lavorava a mille e, anche se inesperta, sapevo che non era un giocattolo e che dovevo dirlo ” Ai Grandi.”.

Mi vennero in mente le parole che mio padre diceva spesso: ” Se avete un problema ditelo sempre, non tenetelo per voi, assieme cercheremo di risolverlo “

Io avevo un problema sotto gli occhi e dovevo parlarne con mio padre. Scesi quelle scale molto turbata e, col fagotto pesante in mano, andai da lui.

Mi dava sempre ascolto e anche questa volta non si smentì. Gli consegnai il pacco e gli raccontai dove l’avevo trovato. Lui sapeva delle mie escursioni in soffitta e spesso rideva di quella mia abitudine singolare; questa volta diventò serissimo, prese con cautela il grosso involto e mi guardò stupito.

Fu mia madre a rispondere, e dalle sue parole riemerse una storia di guerra, di paura e di generosità.

Ricordò tutto quello che aveva rimosso e accantonato nella sua memoria, parlò di un soldato tedesco in fuga, terrorizzato, dopo che gli alleati erano sbarcati in Sicilia e nel suo racconto apparve mia nonna Luigia. Stava li, nella sua grande casa a vedere il nemico che se la dava a gambe mentre i ” liberatori ” invadevano Messina, quando un soldato, un ragazzo giovane e impaurito le si avvicinò e in un italiano stentato le mise in mano il fagotto: ” Tornerò a prenderlo quando la guerra sara finita ma se mi prendono con questa mi ammazzano!”

Per mia nonna nessuno doveva essere ammazzato per un fagotto di carta che conteneva qualcosa di pesante e da quella persona corretta e leale che era, prese l’involto, poi guardò quel povero ragazzo e disse, nel suo bellissimo dialetto siciliano:  ” U Signuri mi ti binidici “.

Lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava e poi nascose il fagotto in soffitta. lo custodì fin quando visse, fino al 1958.

Non ne parlò mai con nessuno tranne che con mia madre.

Ora era lei che ricordava. La nonna non nascose solo la pistola, nascose anche il giovane tedesco per due giorni, poi lo fece vestire con gli abiti di suo figlio Giovanni e infine lo fece fuggire di notte perché potesse raggiungere il suo reggimento e mettersi in salvo.

Ora la pistola è nelle mani di mio padre che la guarda e la riconosce: una Luger P08

Lui la guerra l’ha fatta e sa bene chi maneggiava quel modello.
Guarda stupito mia madre e capisce che lei aveva dimenticato quell’episodio lontano.

Il problema è li, ben oliato e funzionante, scarica ma pronta all’uso.

La sua decisione è presa; la porterà al più vicino distretto militare.

La storia finisce qui, e a distanza di tanti anni, quando ci penso, mi sembra di vedere l’alta figura di mia nonna che, incurante del rischio, si intenerisce per un soldato che apparteneva all’esercito nemico. * U Signuri mi ti binidici, nonna! * Eri una persona meravigliosa.

* Il Signore ti benedica *

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