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La sfida

 

Certe sfide non le scegliamo noi, ci siamo costretti da elementi, fatti che trascendono la nostra volontà e non ci rimane altro che il coraggio di accettarle, senza remore, a viso aperto.

Passeggiare, in questo periodo tragico, è una cosa che mi concedo poco ma costantemente. Ho sempre amato camminare con passo svelto su un itinerario mentale con la presunzione di resettare, strada facendo, pensieri, azioni, progetti.

Nei miei percorsi solitari, evito strade centrali, ripeto luoghi che mi sono congeniali come gli spazi aperti, i parchi, i giardini pubblici. Faccio chilometri in solitaria, avanzo su strade come fossero propaggini della mia vita e mi lascio dietro quello che mi appesantisce, che mi snerva e non mi dona niente.

In questo tempo così precario, con questa pandemia che muta e diventa incontrollabile, io ho accettato la sfida; non mi lascerò condizionare. Userò ogni risorsa fisica e mentale per difendermi, e se ne uscirò viva festeggerò la mia vittoria. Se questa è una guerra contro un nemico subdolo, bisognerà elaborare strategie, aggirare il pericolo, proteggersi e proteggere. Non importa quanto ci vorrà e con quale mezzo; ce la faremo, importante è non cedere, non mostrare debolezze. Lo dobbiamo a chi è stato spazzato via, quasi senza accorgersene, e a chi è qui e ha bisogno sostegno. Se è vero che siamo tutti sulla stessa barca e il mare non è affatto calmo, è il momento che impariamo a nuotare. Una sfida può far scattare meccanismi impensati, evidenziare forze che non pensavamo di possedere, farci apprezzare e difendere i nostri affetti e quello a cui teniamo.

 

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