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La “Spagnola” a Montagnana

Settembre del 1918, la guerra sta avviandosi alla conclusione, però, una nuova preoccupazione sta affliggendo la popolazione qui a Montagnana.

Infatti febbri “seccanti” si diffondono tra la gente con un contagio veloce e colpiscono un numero sempre più elevato di persone. Anche se questo fenomeno non si presenta con una uguale entità e gravità nei vari paesi del territorio, queste febbri destano timori nuovi per le difficoltà di guarigione degli ammalati e per gli aggravamenti significativi di molte persone colpite.

Il sentore che qualcosa di insolito sta per accadere è presente già nel mese di agosto quando il prefetto di Padova comunica all’amministrazione l’opportunità di impartire disposizioni riguardanti l’igiene, in particolare per il commercio di frutta e di generi alimentari e di “approntare i locali di isolamento comunale e mantenerli in pieno assetto” (comunicazione del 19 agosto del prefetto Verdinois – faldone SANITA’ E IGIENE)

Il locale di isolamento, esistente in via Lovara, dispone di due camere, di 6 letti, di 2 pompe spruzzatrici dei disinfettanti, di 2 mastelli per la pulizia, di 2 vestaglie per medici e di 2 vestaglie per gli infermieri, e del carro lettiga. La risposta degli amministratori al Prefetto conferma che la struttura e gli arredi sono in “pieno assetto” e che i disinfettanti tenuti a disposizione del Municipio presso le farmacie comunali sono 1kg di sublimato per ogni 1000 abitanti, una damigiana da 25 l. di acido fenico greggio, una damigiana da 25 l. di acido solforico greggio, 25Kg di soda e 5 quintali di calce viva.

E in settembre, però, e ancor di più in ottobre, che qui a Montagnana si presentano i primi casi gravi di influenza e i primi decessi.
Le persone chiedono consigli a medici e a farmacisti sulle modalità di prevenzione dell’infezione e questi suggeriscono di evitare il contagio con la pratica della pulizia, di mangiare qualche fetta di limone o di far sciogliere in bocca una pastiglia di Formitrol come disinfettante e se possibile di prendere una pastiglia al giorno di chinino di stato.
Verso la fine di settembre l’effettiva gravità della situazione è evidente agli occhi di tutti e per questo il 25 settembre il sindaco invita i medici “accreditati” a comunicare, ogni giorno, all’ufficiale sanitario un bollettino

“riguardante il territorio del di Lei riparto denunziante tutti i casi di malattie infettive e contagiose compresa la forma influenzale che attualmente desta maggiore preoccupazione”

e alla fine della lettera aggiunge

“Da domani si prega di ottemperare con la massima diligenza alle presenti istruzioni assolutamente richieste dalle attuali condizioni” ( faldone SANITA’ E IGIENE )

Ai primi di ottobre l’influenza qui a Montagnana “serpeggia ovunque”….e “sono a letto tantissimi cittadini alcuni dei quali sentii che cedettero” si legge in una lettera scritta da una signora montagnanese al figlio al fronte. E nella stessa lettera, la signora consiglia il figlio di non tornare a casa in licenza soprattutto se si trova in una località immune da questo male così contagioso e mortale.
L’unica speranza della popolazione è che la diffusione della febbre, ormai da tutti denominata “Febbre Spagnola”, diminuisca con l’arrivo del freddo e dell’inverno. (lettera di un Archivio privato)
Nel procedere del mese di ottobre la situazione si aggrava di giorno in giorno. I bollettini sanitari giornalieri raccolti nei faldoni d’archivio contengono le annotazioni dei numeri dei malati, suddivisi tra quelli di Borgo S.Marco, di Borgo Alberi, di Borgo S.Zeno, di Borgo Frassine, dell’ospedale militare e del centro città. Dalla lettura delle varie annotazioni è indubbia la continua crescita dei contagi. Infatti, verso il 23 e il 24 ottobre 1918 l’ufficiale sanitario scrive che gli infetti sono un centinaio sparsi ovunque a Montagnana, al centro come alla periferia del paese, e tra questi ci sono anche bambini piccoli. Nel bollettino del giorno 27 ottobre, invece, lo stesso medico scrive che alle ore 12 ha staccato 10 permessi di seppellimento. Da quel giorno i decessi, causati dall’influenza, fino a fine novembre, sono due o tre al giorno, talvolta sono 5 o 6 e si sommano a quelli causati da gravi forme di broncopolmonite.
Le autorità predispongono delle norme di contenimento degli assembramenti delle persone per evitare il diffondersi del contagio: una di queste è il decreto della sospensione della commemorazione dei defunti.

Il 23/10/1918 nel telegramma inviato dal ministero dell’interno si legge:

“Date attuali contingenze sanitarie e in relazione disposizioni del superiore ministero…..ritiene opportuno vietare commemorazione defunti nei primi giorni di novembre..”

Così l’amministrazione di Montagnana per avvisare la popolazione di questo provvedimento predispone il manifesto da affiggere in vari luoghi della città.
Il prefetto di Padova, inoltre, invia telegrammi all’amministrazione comunale per sollecitarla a provvedere che

“tutta la popolazione scolastica sia sottoposta prima riammissione a scuola visita medica dell’ufficiale sanitario per accertare che gli alunni ammessi a frequenza scolastica siano esenti da malattie infettive diffusive estendendo dette disposizioni anche a convitti pubblici e privati” (telegramma del 17 /11/1918)

E le tre farmacie di Montagnana sono sovraccariche di lavoro: per ordine del sindaco e “per soddisfare nel miglior modo possibile alle esigenze della pubblica salute”, dal 23 ottobre sono aperte dalle ore 8 alle ore 20 con interruzione dalle ore 13 alle ore 15 e il riposo domenicale è effettuato da una sola farmacia.
Purtroppo, il sostituto del titolare della farmacia “All’Aquila Reale” è chiamato alle armi anche lui e, per mancanza di personale abilitato, la farmacia deve essere chiusa. Viene a mancare proprio chi, in quei tempi eccezionali di grave epidemia ha l’incarico di somministrare i farmaci ai poveri del comune e questo provoca delle proteste da parte della popolazione. Così le altre due farmacie, “Insegna S.Fidenzio” e “S.Antonio Abate”, devono sospendere il turno di riposo festivo e svolgere l’attività con l’orario di esercizio uguale a quello dei giorni feriali. Nella nota 5371 inviata dal sindaco ai farmacisti si legge

“Per la somministrazione dei medicinali ai poveri, sentito l’esimio presidente della Congregazione di Carità, prego i signori farmacisti a prendere immediati accordi fra loro, perché detto pubblico, delicato servizio non abbia a subire alcuna interruzione e continui nel miglior modo possibile.”

E coloro che superano l’influenza e sono convalescenti, per poter riprendere le forze, hanno bisogno di una quantità di pane, di latte o di carne maggiore di quella razionata. Purtroppo, per riuscire ad accedere a questi ulteriori acquisti, devono essere in possesso del certificato medico che riconosca il loro stato di salute. Il certificato, però, nella maggioranza dei casi è poco significativo perché, da parecchi mesi ormai, i generi di prima necessità, razionati e distribuiti secondo le quantità previste dai buoni rilasciati dal comune, scarseggiano. Le continue requisizioni di grano, di bestiame, di erba medica, di paglia, di uova ecc., per le forze armate, hanno impoverito le famiglie del fabbisogno quotidiano e così pure il mercato di Montagnana non propone più le merci consuete: la scarsità di latte, di olio, di zucchero è ormai consuetudine. E il pane prodotto o commercializzato è diventato molto costoso e soprattutto è di pessima qualità: è pane nero, ricco di crusca, indigeribile.

Alla fine di ottobre la gente di Montagnana nello stesso tempo in cui, con soddisfazione, legge sui giornali notizie confortanti che riguardano la guerra, è prostrata e messa a dura prova non solo dai numerosi e pesanti sacrifici dei tre anni di conflitto ma anche dal timore di affrontare l’inverno imminente con la triste previsione di dover lottare per la propria salute minacciata dall’influenza contagiosa e mortale della “Spagnola”.

l’immagine al centro è un reperto storico frutto della ricerca dell’autrice

l’immagine di copertina è de “La Stampa”: una corsia di ospedale al tempo dell’influenza “Spagnola”

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