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La spilla

 

Soffia un vento impetuoso stasera. Allerta rosso. Arrivano folate che, attraverso invisibili fori portano spifferi dentro casa e paiono voci, ora urla, ora bisbigli inquietanti, ora sussurri venuti a trovarmi.

Una domenica in casa, autunnale, uggiosa, di quelle che non conoscono i principi costituzionali di liberta’ perché ti obbligano alle pareti domestiche senza se e senza ma.

E io che amo stare a casa quanto il diavolo ami soggiornare in paradiso, passo dalla sperimentazione culinaria alla sistemazione dei cassetti con la stessa repentinità delle folate di vento che sferzano il mio giardino.

I gatti sono tutti accoccolati dentro il The Cat’s Hotel, la grande cesta foderata di plaid che è posizionata accanto al portone sotto la tettoia.

Licantropa,padrona del divano, sonnecchia impigrita e ogni tanto mi guarda non comprendendo l’ istinto di libertà di questa felina bipede.

Mentre la pizza è in lievitazione i miei cassetti attendono mani gentili a riportare ” ordine e disciplina” dopo che per più di un mese hanno vissuto l’anarchia delle mie toccate e fuga.

Ed è fra scatole eleganti , sacchetti variopinti che spunta un pacchetto consumato dal tempo, antico per foggia, vecchio per materiale.

Non mi occorre aprirlo, so già cosa contiene. Lo rigiro fra le mani e già l’ involucro mi parla di lei, della storia di quel suo Tesoro.

Un fulmine fende il cielo e intensifica la luce nella mia camera. Pare che la piccola scatola si animi, come una lampada di Aladino pronta a fare uscire il genio.

Com’è strana l’atmosfera pregna di un temporale! Elettricità che pervade la natura e, inconsciamente suggestioni giungono a farmi visita.

Apro lentamente. Con la cura riservata a tutto ciò che è prezioso, unico. Era la sua spilla. Cento anni racchiusi dentro un ricamo brunato. Amava quel gioiello pur non avendolo mai indossato. Troppo eccentrico il corallo, troppo vistoso. E lei non aveva mai derogato alla sua severa semplicità.

Ma era il suo tesoro, l’unico che avesse mai posseduto, gelosa custode di un gioiello mai servito a essere ornamento di donna. Lo teneva riposto nell’ordine del suo piccolo comò , dove ogni cosa era perfettamente conservata, dove il caos era bandito, dove i candidi fazzoletti profumavano di lavanda.

Era un regalo che aveva ricevuto per il suo matrimonio. Non dallo sposo, povero come lei , ma da una baronessa che aveva servito fino a quel fatidico Sì.

Il giorno che compii 18 anni venne silenziosa al mio fianco. Mi porse questo pacchetto antico, lo mise fra le mie mani sapendo che il suo tesoro non avrebbe più conosciuto la discrezione dei suoi cassetti ma l’esuberanza del mio mostrarlo al mondo.

Danzò con me quella spilla tante e tante volte, splendette al sole per contrappasso al tempo che era rimasta dentro l’ombra.

Poi l’oblío tornò a impadronirsene come molte delle cose della me briosa e spensierata.

È stato il vento, è stato il temporale, è questa pioggia , nonna Caterina , che stasera , facendo chiudere le imposte di casa mia, ha fatto aprire lo scrigno dei ricordi.

Ci ho ritrovato te con il tuo tesoro che non esitasti a donarmi sapendo che un giorno avrei danzato ancora con la tua spilla appuntata sul cuore.

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