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La storia del cane HACHIKO

“Guarda negli occhi un cane e prova ad affermare che non ha un’anima”
Victor Hugo

Questioni di “par condicio”!
Dopo la storia del gatto Tombili…. raccontiamo quella del cane Hachiko !

L’8 marzo non è solo il giorno in cui si festeggiano le donne. Nel paese del Sol Levante, dall’altra parte dell’emisfero questo è il giorno in cui si celebra l’amore incondizionato e la fedeltà assoluta, nell’esempio lasciatoci da un cane il giorno della sua morte.
Diventato famoso nel mondo grazie al film con protagonista Richard Gere, il cane Hachiko è in realtà celebrato da anni in Giappone, la sua casa di origine.
A lui, un Akita bianco, è dedicata una statua a Shibuya, il cuore pulsante di Tokyo.
La sua bella e commovente storia credo sia conosciuta da tutti coloro che amano i cani, o meglio da tutti coloro che amano gli animali in generale, ma se per caso qualcuno di voi non la conoscesse ancora, io sono qui a raccontarvela, con molto piacere.

Hachikō nacque ad Ōdate, nella Prefettura di Akita, il 10 novembre 1923. Era un esemplare maschio di Akita Inu bianco. All’età di due mesi, venne adottato da Hidesaburō Ueno, professore presso il dipartimento agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo, che lo portò con sé nella sua abitazione a Shibuya. Il professor Ueno, pendolare per esigenze di lavoro, ogni mattina si dirigeva alla stazione di Shibuya per andare al lavoro prendendo il treno. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e, quando il professore rientrava dalla giornata lavorativa, ritornava alla stazione ad aspettarlo.
Il 21 maggio 1925 Ueno morì improvvisamente, stroncato da un ictus mentre era all’università, durante una lezione. Hachikō, come ogni giorno, si presentò alla stazione alle cinque del pomeriggio (orario in cui il suo padrone solitamente arrivava), ma il professor Ueno non si fece vedere. Il cane attese invano il suo arrivo. Ciononostante, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così pure nei giorni successivi. Con il passare del tempo, il capostazione di Shibuya e le persone che prendevano quotidianamente il treno iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo, offrendogli cibo e riparo.

Con il passare del tempo, tutto il popolo giapponese venne a conoscenza della storia di Hachikō; molte persone cominciarono ad andare a Shibuya solo per vederlo e poterlo accarezzare, mentre attendeva invano il padrone. Nonostante il passare degli anni e il progressivo invecchiamento, il cane continuò comunque a recarsi alla stazione nel momento in cui il suo defunto padrone sarebbe dovuto arrivare.
Nell’aprile 1934, venne realizzata, per opera dello scultore Teru Ando, una statua in bronzo con le sue sembianze e fu posta alla stazione di Shibuya; un’altra simile venne eretta a Ōdate, la sua città natale; lo stesso cane fu presente all’inaugurazione.
L’8 marzo 1935 Hachikō morì di filariasi, all’età di undici anni, dopo aver atteso ininterrottamente per quasi dieci anni il ritorno del suo padrone. Ritrovato in una strada di Shibuya, la sua morte impietosì la comunità nipponica; la notizia venne inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale per ricordare il suo reiterato gesto di fedeltà nei confronti del padrone.

Durante la seconda guerra mondiale il governo giapponese, necessitando di quantità ingenti di metalli per costruire le armi, ordinò di usare pure quello della statua di Hachikō. Ma nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto, Takeshi Ando, figlio di Teru, ricevette la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane, da posizionare nello stesso posto di quella precedente.
Nonostante il corpo di Hachikō sia stato preservato ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, situato a nord-ovest della stazione, alcune sue ossa sono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno.
L’8 marzo di ogni anno, anniversario della morte del fedele cane, in Giappone viene organizzata una cerimonia per ricordare Hachikō, alla quale partecipano vari amanti dei cani che portano il loro omaggio alla sua lealtà e alla sua devozione.
Inoltre, una delle cinque uscite della stazione di Shibuya è denominata “Hachikō-guchi” (‘ingresso Hachikō’) in suo onore.
Sulla commovente storia di Hachikō nel 1987 è stato tratto un film, Hachikō Monogatari (letteralmente «la storia di Hachiko»), diretto da Seijirō Kōyama, che racconta la storia del cane dalla nascita sino alla morte, immaginando un’ipotetica riunione spirituale con il padrone.
Nel 2009 è stato prodotto un remake: Hachiko – Il tuo migliore amico (diretto da Lasse Hallström ed interpretato nel ruolo del professore dall’attore Richard Gere) che narra del vincolo di amicizia tra Hachikō ed un professore degli Stati Uniti, praticamente seguendo lo stesso filo narrativo.
La storia di Hachikō ha avuto lungamente eco anche nella letteratra, comparendo soprattutto in racconti per bambini.

Un’ultima nota per concludere questa storia , che voglio aggiungere perché farà sicuramente sorridere anche tutti coloro che preferiscono ai cani gli altri nostri amici, sempre dotati di quattro a zampe: i gatti .
Pare che da qualche tempo Hachiko non sia più solo: infatti , sotto le zampe anteriori della sua statua (che lo raffigura e lo ricorda sul luogo del suo eterno riposo), immancabilmente ogni giorno si presenta un simpatico gattone che , indifferente al pubblico che intorno vi si affolla, si stiracchia un poco e poi si acciambella tranquillo e lì si mette a sonnecchiare beato !

Pubblicato inAmore

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