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La trappola

 

Cominciò come un amore,
somigliò a un amore.

Nella realtà era una trappola pazientemente costruita, come se un grosso ragno stesse tessendo una ragnatela, convinto di catturare la preda scelta. Si, lui l’aveva scelta la sua preda, aveva selezionato le sue caretteristiche in funzione dei suoi desideri. Ogni cosa che lui desiderava lei lo aveva. Cristina era bella in modo particolare, la sua bellezza era fatta di normalissimi particolari, occhi grandi e scurissimi, tratti regolari, una pelle chiara e perfetta, era tutto in armonia quello che lei aveva, anche il carattere calmo e una disponibilità verso gli altri davvero incredibile.

Attirava le persone di ogni età e si prodigava ad aiutare chi poteva. Frequentava il primo anno di lettere quando conobbe Luigi e lui ne rimase incantato. Gli fu facile avvicinarla, accompagnarla alla fermata del bus e chiacchierare con lei. Giorno dopo giorno la loro amicizia si tramutò in qualcosa di più e Cristina s’innamorò di quel ragazzo simpatico e disponibile. Sempre più disponibile, sempre più presente. Cominciò ad aspettarla fuori casa per accompagnarla in giro, l’accompagnava ai corsi di nuoto, anche dal parrucchiere e dalla sarta. Cristina cominciò a sentirsi inquieta, provò a chiedergli come facesse a studiare se stava sempre dove c’era lei ma Luigi fu evasivo e non cambiò tattica. Nel frattempo la riempiva di attenzioni, di regali, di domande. Tutto stava diventando “Troppo”. Gli spazi di Cristina si stavano restringendo e quello che le era sembrato amore cominciava a infastidirla.

Decise di essere esplicita e ne parlò con Luigi ma, la sua reazione la spaventò. Reagì male, le diede dell’ingrata e si mostrò offeso ma non allentò il suo ruolo di onnipresente.

Non ammetteva che lei non fosse sotto controllo. Fu il padre di Cristina a capire l’ansia della figlia. La sua allegria si era dissolta, Cristina era cambiata e si chiudeva sempre di più in se stessa. Decise di parlare con lei, di cercare una risposta a quella inquetudine evidente. Fu un dialogo difficile per entrambi ma, padre e figlia avevano un legame affettivo molto forte e, alla fine, piangendo, Cristina parlò delle sue paure. Luigi era ossessivo, aveva delle paranoie ricorrenti e non ammetteva di esser contraddetto.

A fatica sua padre si trattenne e non fece trapelare anche la sua paura. Non voleva spaventare ulteriormente la figlia ma doveva fare qualcosa per proteggerla. Telefonò al suo amico fraterno, abitava a Lucca,e gli spiegò la situazione, l’altro non esitò e si offrì di aiutarlo. Senza far trapelare nulla, Cristina partì ma la sua famiglia patì un susseguirsi di minacce e di offese, tante da dover fare denuncia.

Cristina sfuggì a una trappola ben congegnata grazie alla lungimiranza di suo padre ma due anni dopo non ebbe la stessa fortuna un altra ragazza della stessa città.

Finì nella stessa trappola e la notizia della sua morte, per mano di Luigi, apparve su tutti i giornali locali.

nell’immagine: un disegno di Antonio Montariello

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