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La via Arena

OPERA IN CONCORSO

La via Arena e le sue casette basse .

Un portoncino di legno a vetri e due stanzette. Ricordo quell’afrore di umido e di cucinato, è il sole nel giardinetto, un fazzoletto di piante rampicanti e fiori in sboccio. Lui curava lei , vecchi entrambi, le loro teste, bianche macchie tra quei rami verdi. Appena fuori i bambini che correvano giù dalle scale, i grembiuli slacciati e le facce sorridenti, la gioia gridata. Sui portoni della scuola spalancati c’era scritto Sezione femminile e sezione maschile, al sole del mezzodì, cento scarpette calpestavano le stoviglie esposte a terra, c’era il mercato.

I venditori sistemavano le mercanzie, lodandone i mille pregi e la beltà. Grossi cesti traboccavano di noci e di arachidi. Secchi pieni di olive verdi e di lupini, c’era l’odore delle castagne che bruciavano nella fornacella. Le donne rimestavano grandi rotoli di stoffe colorate, confrontavano i colori e la qualità, né compravano metri e metri per confezionare abiti. Piano la folla ondeggiava tra i banchi, volavano i tendoni al vento, si alzava un odore acre di cibi fritti. Tornavano lenti, ma col cuore in fiamme accartocciato tra i libri chiusi dalla molla.

Il loro amore stretto nei cappotti dell’inverno, affacciati ai finestroni della scuola, com’era difficile imparare questa nuova lingua.

L’orologio del duomo batteva le ore, in quell’aria rarefatta si assestava, nella sua antica forma, il cuore..

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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