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Laggiù

 

C’é una spiaggia, laggiù,
che mi appartiene.
Lì l’onda s’infrange pigramente,
lo stesso mare conosce il mio corpo,
su quella sabbia ho lasciato i miei passi
e i giorni belli della gioventù.
Ci sono strade che mi hanno ospitata,
luoghi che adesso nascondo e proteggo.
Li percorro di notte,
li rivivo nei sogni,
Fanno parte di un tempo
che ho assaporato.
Spensierato era il mio tempo;
le stagioni volavano via
su ali immaginarie,
come fanno le rondini
che cercano primavere
senza stancarsi mai.
Io mi stancai di quel mondo,
desiderai altri cieli, altri mari.
Attraversai barriere fatte d’acqua,
assaggiai sapori sconosciuti.
La vita si snodò,
si arricchì d’altro,
i giorni, li dedicai
a chi mi stava accanto,
dimenticai che tutto mi aspettava
laggiù, dove la terra brucia
e il mare sa d’eterno.
Lì, dove il pesco esplode in fiori rosa,
dove i prati si mischiano ai papaveri,
dove la zagara vince ogni profumo,
dove svetta un vulcano maestoso
che fa paura a chi non lo conosce.
La mia terra incantata,
antica e preziosa come una gemma,
si difende dal tempo e dall’incurie,
vince senza ferire,
ama senza possedere,
aspetta ritorni.
Pazientemente,
come una madre comprensiva.

Pubblicato inGenerale

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