Salta al contenuto

L’amicizia al tempo di whatsapp

È iniziato tutto con un gossip: dovevo raccontarle una notizia che non poteva aspettare il prossimo incontro di persona (anche perché chissà quando sarebbe avvenuto!) e non era degna nemmeno di un messaggio.

Quello scoop doveva avere una voce.

Non che fossi tanto felice di raccontare quello che avevo scoperto, benché il gossip sia una leggerezza di fronte ai problemi della vita, la persona di cui parlavo era un’amica. Era una conoscente. Insomma, quella sera era tardi per una telefonata e un messaggio scritto non catturava poi forse tanta attenzione. Il vocale era perfetto, una manciata di secondi e avevo raccontato tutto.

Il suo commento è arrivato subito dopo, anche lei mi ha risposto con un audio.

Insomma tutto è iniziato così: con una sciocca notizia che dovevo assolutamente raccontare a lei, “un’amica di pancia”, così ci si definisce quando si lega tra future mamme al corso pre-parto.

Non immaginavo, non immaginavamo, che sarebbe stato il primo di una lunga serie di messaggi vocali che da ben cinque anni ci scambiamo quotidianamente.

Abbiamo quello che assomiglia al rapporto epistolare di un tempo che nel mondo contemporaneo noi lo abbiamo adattato utilizzando messaggi vocali al posto delle lettere. Nemmeno le email farebbero al caso nostro, perché non abbiamo così tanto tempo da scrivere una mail oltre l’orario di lavoro; non sms, anche smanettare al telefono mentre siamo a casa con la famiglia è impossibile.

Ma soprattutto, immerse nella caotica quotidianità non c’è luogo e non c’è momento in cui abbiamo uno spazio esclusivamente per noi.

Tranne quando siamo in auto.

E’ proprio qui che io e lei ci dedichiamo del tempo, ogni giorno. Un appuntamento fisso con orari flessibili, ma sempre a partire da ed entro un certo orario: nel tragitto casa-lavoro e lavoro-casa.

E’ una vera e propria, piacevole, routine che inizia tutte le mattine allo stesso modo per me: verso le 07.40, mentre allaccio la seconda scarpa su un piede solo, saluto e bacio bimbe e marito, prendo la borsa con una mano, il sacco del pranzo nell’altra, mi dirigo verso l’uscita di casa, raccolgo il telefono che dal bracciolo del divano è caduto tra i cuscini…lo metto in tasca perché devo cercare chiavi e occhiali da sole che spariscono tutte le mattine, giusto per crearmi quell’ansia da ritardo che fatalmente si concretizza dopo qualche minuto.

Esco e arrivo all’auto, apro a fatica la porta, entro e butto tutto sul sedile di lato.

Così mi siedo, metto la cintura, mi sistemo gli occhiali da sole, finalmente riprendo il telefono dalla tasca, lo sblocco ed eccolo: il suo audio, 5’ e 57”. “Dovrei anche riuscire a risponderle” penso. Lo faccio partire, metto giù il telefono, ingrano la prima e ASCOLTO. Nel frattempo me ne arriva anche un altro (lei ha più tempo la mattina, è sempre in anticipo a lavoro, non è come me).

Ma così io non posso più risponderle perché arrivo a lavoro, ho solo pochi minuti di tragitto, salvo ingorghi ai semafori.

Recupero dopo, nel tragitto lavoro-casa, quando la prima cosa che faccio appena fuori dall’ufficio è prendere il telefono, sistemarlo nel porta cellulare, aprire la sua chat e avviare il vocale.

Adesso tocca a me PARLARE.

Parlo di lei, commento il suo audio, le faccio complimenti, la prendo in giro; parlo di me, delle mie opinioni, del mio lavoro, della mia giornata.

Ci ascoltiamo e ci parliamo, ci raccontiamo.

Perché è questo quello adesso che facciamo.

Non c’è più il gossip. Ci sono le nostre storie, ci siamo noi.

Così diverse ma simili; le nostre famiglie nate quasi contemporaneamente, con gli stessi valori, ma con desideri diversi e percorsi unici. Ci sono le nostre idee, le ambizioni, i desideri. Grazie a tutti quei minuti di audio abbiamo imparato a conoscerci, a capirci, a sapere quando scherzare e quando è meglio tacere, e magari invece scrivere. Chissà quanti minuti abbiamo accumulato!

Ovviamente ci vediamo anche: due minuti quando portiamo i bambini a fare sport, o per qualche incontro formativo, a volte riusciamo anche a prendere un caffè, una volta all’anno cena con famiglia. E’ sempre bello e non vediamo l’ora che succeda di nuovo. Ma non è la stessa cosa… le parole hanno un valore diverso, ascoltiamo e parliamo in un altro spazio. La franchezza che possiamo avere quando non c’è replica immediata, l’ansia dell’attesa…fanno parte di un altro tempo.

E quando, per qualche imprevisto della giornata, non riusciamo a mandarci il nostro messaggio audio scatta il panico: “Cocca, tutto bene?”, perché a meno non sia sabato e domenica, ovvero i giorni in cui non abbiamo (non vogliamo) avere tempo solo per noi, è strano non sentirci.

E sorridendo ci preoccupiamo perché stiamo raggiungendo livelli di vera e propria dipendenza mai immaginati.

Chi l’avrebbe detto che cinque anni fa quel gossip avrebbe innescato tale dipendenza?

Chi l’avrebbe detto che a un vocale di pochi secondi ne sarebbero seguiti altri di minuti e minuti? Chi l’avrebbe detto che sarebbe nata un’amicizia?

GRAZIE a quell’audio “un’amica di pancia” del corso pre-parto adesso è un’amica, è “la Manu”, la mia Amica.

204
Published inDonne