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L’amore al tempo di Isabella

 

Era impossibile non notarla, tutto in lei era buffo, esagerato, ridicolo; era come se una mano caricaturale avesse alterato i suoi tratti.

Isabella, perfino quel nome stonava con la sua immagine, era brutta ma nei suoi occhi conservava la freschezza dell’infanzia e a guardarla, piano, piano dimenticavi il resto e sentivi un’istintiva tenerezza per quella vecchia bambina infiocchettata.

Faceva la “dama di compagnia” e già questo suonava ridicolo: DAMA, proprio lei che era un concentrato di ingenua vanità, lei che non si accorgeva che la sua “Signora” la conciava come un patetico pagliaccio facendole indossare abiti di foggia antica.

Passava saltellando tra la gente e non si curava delle risate che la seguivano. Veniva fuori da un vecchio cancello che limitava l’entrata di una villa antica, sommersa da piante e alberi che, a malapena facevano intravvederne le mura.

Villa Cavallaro era il suo regno e lei chiamava la vecchia signora “la mia padrona”.

Isabella viveva con strane abitudini, si pettinava i capelli crespi in una coda a palla in cima al capo, portava abiti arricchiti con nastri e fiori e circolava con scarpe estrose, fronzoli, scialletti e sciarpine di ogni foggia. Tutto in lei era estroso ma non era lei a volerlo, era la “signora” che la addobbava e poi la mandava in giro a fare commissioni.

Isabella non si curava del suo abbigliamento, si fidava di quella donna che l’aveva accolta e la proteggeva a suo modo, tenendola in casa e provvedendo a lei in cambio di compagnia. Se ne andava in giro, Isabella, conciata come un albero di Natale, inconsapevole e chiusa nel suo mondo incantato.

Col tempo capii che viveva in un mondo tutto suo dove aveva costruito pareti solide per non farsi raggiungere dagli altri e la singolare simbiosi con la “padrona” la riparava dalla solitudine di ragazza autistica e sola.

Ma Isabella aveva uno spasimante appassionato, fedele e tenace, pronto a tutto per lei e per il suo amore… “DECU”, anche lui un personaggio unico e indimenticabile.

Era rimasto bambino, era cresciuto solo fisicamente ma era un bambino fantasioso e innamorato di Isabella, perdutamente. Per lei si procurava vecchie divise che indossava baldanzosamente, si calcava in testa cappelli estrosi, si adornava con cravatte sgargianti e poi si cimentava in un corteggiamento serrato che divertiva tutti per la costanza e la dedizione. Cantava per lei canzoni dolcissime e ci metteva quella malinconia di serenate antiche dove l’amore è struggente a prescindere da chi lo prova.

Decu e Isabella si sono amati così, come due personaggi da favola triste dove la principessa era prigioniera di una villa incantata e il principe un povero bambino anziano con la mente ferma a un’età infantile, ma con i sentimenti reattivi di chi vuole amare, anche nel disagio di una condizione fragile e svantaggiata.

nell’immagine: un disegno di Federico Fellini

Pubblicato inSogni

1 commento

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Mi è piaciuta molto questa storia d’amore. Mi ha fatto pensare subito a chi amava i clown e a chi pensa che le persone “diverse” abbiano un’energia espressiva fortissima che conquista il palcoscenico. Il primo è Fellini e l’immagine scelta per corredare la storia è un omaggio a lui.
    L’altro è Pippo Delbono nella cui compagnia ha avuto un posto di rilievo Bobò recentemente scomparso.
    Grazie Angela!

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