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L’arrivo

Anna Giacoma arrivò di notte, mentre le bombe cadevano incessantemente su Messina.

Quel 25 Luglio, a Camaro, piccola frazione della città portuale, le sirene avevano suonato più volte, ma mia madre non scappò verso il ricovero; non poteva: stava accudendo suo padre morente e la sua bambina si agitava nel ventre.

Aveva già superato il nono mese di gravidanza e il suo parto era imminente.

A fatica si accostò al letto per dare il cambio a sua madre, Nonna Luigia, che vegliava da ore il marito tenendole la mano.

Il respiro del nonno si sentiva appena nel frastuono del bombardamento ma le due donne rimanevano, una accanto all’altra a farsi coraggio. Mio padre era al fronte, richiamato a fare il soldato a 35 anni e con 2 figli piccoli, per difendere una patria corrotta da un fascista egocentrico e dissoluto.

Nonna Luigia scrutava la figlia, la rassicurava, consapevole, com’era, che doveva restare calma per tutti.

Pregava San Giacomo, il santo patrono a cui la guerra aveva negato la solita festa, lo implorava per il marito e per sua figlia e mentre il sibilo delle bombe si mischiava al respiro affannoso del nonno, controllava i lineamenti di mia madre.

Capì subito che il momento era arrivato anche se lei taceva, era troppo esperta di quelle cose che le donne si tramandavano di madre in figlia.

Si cacciò il rosario in tasca e decise che bisognava pensare ai vivi.

Con le lacrime agli occhi, accarezzò il marito morente, poi si alzò e si mise in strada a cercare aiuto.

L’allarme continuava a suonare e il porto di Messina era sotto il fuoco anglo-americano, mentre il forte Pedrazza sparava a più non posso facendo tremare la città, nel disperato tentativo di difendere il porto. Cercò suo figlio e le disse di preparare il carretto per accompagnare la sorella all’ospedale ma fecero poca strada e l’ospedale non fu possibile raggiungerlo.

Tutte e tre si resero conto che non era possibile procedere: le strade erano ridotte in macerie e non c’erano mezzi di soccorso raggiungibili.

Nonna Luigia non si perdette d’animo; disse al figlio di inclinare il carretto e si affrettò ad aiutare la figlia a stendercisi sotto.

Il suo grembiule candido fece da sipario e lei aiutò la figlia partorire.

La notte del 25 Luglio 1943 Messina subì un bombardamento feroce, il duomo della città fu preso di mira con accanimento e bruciò per tre giorni consecutivi ma Anna Giacoma arrivò nonostante tutto, bella e sana, a dispetto dello sfacelo che c’era intorno.

Mentre la città bruciava, lei fece il suo ingresso nel mondo, al riparo di un carretto, accolta da una donna coraggiosa e indomabile ( Nonna Luigia ) e da una madre ( La mia ) giovane e determinata a farla vivere e a farle conoscere suo padre, quando sarebbe tornato.

Quello stesso giorno cadde il governo di Mussolini.

nella foto: Messina sotto le bombe (da MessinaOra.it)

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