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L’attesa

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Questa mattina non si va a scuola, mi giro e mi rigiro nel mio letto, non ho fretta di alzarmi.

Un giorno di chiusura per allerta meteo è già accaduto qualche settimana fa, oggi però si tratta di altro. C’è uno strano virus in giro, ha fatto anche dei morti, quella che all’inizio sembrava una banale influenza di stagione non si è rivelata tale.

Il tam tam mediatico si sussegue incessante, nei gruppi WhatsApp è un continuo scrivere per aggiornare i colleghi sul da farsi, ci sono circolari da leggere, la Dirigente impartisce disposizioni, qualche collega impaurita e disorientata timidamente mi chiama per essere sicura di avere capito bene.

Non si va a scuola per i prossimi giorni?

Si, tranquilla.

Passato il momento di euforia iniziale, quella che un banalissimo giorno di festa provoca un po’ in tutti, quella che serve a spezzare la routine, quella che ha il sapore di una dolcissima caramella per un bambino, si torna alla realtà. A pensarci bene, ci sono quei cassetti da sistemare che aspettano da tanto, forse il momento giusto è arrivato. Basta ciance e meglio mettersi subito all’opera.

Passerà il tempo e penserò a qualcos’altro.

Accendo la tv e comincio ad ascoltare e quella che all’inizio era euforia pian piano lascia il posto all’incredulità. Cosa sta accadendo? Le notizie di possibili contagi che si stanno diffondendo anche dalle mie parti ha indotto il Governatore a lanciare l’allarme. Anche qui ci sono dei casi sospetti, si attendono conferme e intanto si raccomanda di limitare le uscite.

Poco importa, avevo già deciso che sarei rimasta a casa, ho sempre quei cassetti da riordinare. Un rapido sguardo alla dispensa mi fa organizzare mentalmente il pranzo e la cena. Non c’è poi bisogno di nulla, per oggi va bene così. La memoria corre a improbabili scenari da film visti in passato e mi viene di pensare quanto fossero esagerate quelle realtà soltanto immaginate e quanto invece possano diventare attuali e la cosa inquieta.

Rifletto sull’inutilità di uscire tutti i giorni per riempire dispense sempre cariche e stracolme come se incombesse la fine del mondo e mi ritrovo, invece, a guardare immagini di scaffali saccheggiati ai supermercati e lunghe code di persone intabarrate in sciarpe e foulard per proteggersi da un nemico che nemmeno si scorge all’orizzonte.

Scenari apocalittici o realtà più vicina di quanto penso?

Tutto ciò è ancor più preoccupante. Per sdrammatizzare, tra me e me, mi dico che sarà la solita trovata giornalistica, che si grida al sensazionalismo, che i giornalisti sono abili a ingigantire le cose e che la stiano facendo più lunga di quanto lo sia nella realtà. Qualcosa però mi dice che stavolta è diverso. Mi decido a uscire, quei cassetti li sistemerò dopo.

La giornata è bellissima, il sole tiepido di inizio marzo annuncia la primavera, la stagione della nuova vita, persino gli uccellini ti mettono allegria. Decido di fermare l’auto e di andare a piedi per vedere un po’ com’è la situazione, tanto non devo incontrare nessuno o avere alcun tipo di contatto, sarò attenta a non trasgredire le raccomandazioni che ci hanno più volte fatto in questi giorni.

Mi imbatto per strada in persone che passeggiano tranquille, anziani seduti sulle panchine a chiacchierare tranquillamente, qualche mamma si attarda con le borse della spesa e con i bambini a seguito. Già immagino i commenti nei gruppi scolastici: ogni scusa è buona per fare festa e ai genitori tocca gestire pestiferi figli che non ne vogliono sapere di regole e compiti. Intorno a me però sembra di vedere solo persone che passeggiano tranquille come se fosse domenica, beate si godono sprazzi di sole inaspettati.

Ma allora è sogno o realtà?

Aleggia una strana aria, quasi surreale, mi sembra di percepire strani odori o forse è solo suggestione, mi sembra di essere avvolta da un’atmosfera rarefatta. Entro in un negozio e trovo la merce sistemata sugli scaffali come sempre. Compro poche cose ed esco.

E tuttavia ho la netta sensazione che tutti si siano messi in ascolto: un colpo di tosse, uno starnuto innocente, basta poco per osservare allontanarsi con velocità.

Un folto gruppo di adolescenti fa comunella davanti a un bar, a osservarli bene vien da pensare che sono felici e spensierati ma forse la loro giovane età priva di ricordi e di vissuto li vuole incoscienti, di un’incoscienza che potrebbe avere un prezzo molto alto.

Quel drink potrebbe avere un sapore molto più amaro stavolta.

Qualcosa è cambiato intorno a loro ma saranno gli ultimi ad accorgersene.

Pian piano torno all’auto e rientro a casa. Mi sento strana e disorientata.

Forse la quotidianità stanca ma è senza dubbio rassicurante.

Oggi invece mi sento come chi ha capito che bisogna riorganizzare tutto, cambiare abitudini, stravolgere ritmi e adattarsi velocemente. Mi domando quanto durerà e non riesco a ipotizzare una data.

Nessuno lo sa.

So solo che bisognerà essere prudenti, non giocare con la vita, con la propria e con quella altrui.

So solo che tutto sta cominciando oggi.

nell’immagine: Casorati, L’attesa

Pubblicato inGenerale

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