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Le carovane del sale

 

…non si tratta di una rappresentazione per quanto realistica ad uso dei viaggiatori ma è vita, vita vera, concreta e drammatica perché considerata da chi vi lavora indispensabile e “vivibile” finché possibile.

 

Letture, racconti, carovane avvistate durante qualche viaggio, lontane però dal percorso in cui eravamo impegnati, avevano alimentato in me e mia moglie il desiderio – che si andava facendo sempre più insistente – di effettuare un viaggio specifico per osservare da vicino questa realtà.

Una realtà, quella delle carovane del sale, semplice e complessa allo stesso tempo in cui giocano il loro ruolo fattori diversi: uomini, animali, ambiente e condizioni meteo.

Nel 2015 organizziamo il nostro quarto viaggio in Etiopia tra i cui obiettivi inseriamo anche quell’esperienza. Dopo la salita al vulcano Erta Ale, meta iniziale del viaggio, ci dirigiamo verso la zona dalla quale viene estratto il sale che le carovane di dromedari trasportano ai mercati dedicati in particolare a questo prodotto.
Il percorso, molto accidentato all’inizio, si snoda in un sali-scendi e in una serie continua di curve tra montagne desolate. Abbiamo il tempo di conversare con i due amici milanesi che sono con noi, lasciando andare un po’ la nostra immaginazione che poi confronteremo con la realtà che incontreremo.
E poiché l’Etiopia, per quanto abbiamo potuto vedere in precedenza, è un paese in forte evoluzione strutturale, sviluppata soprattutto con il contributo finanziario, tecnologico ed operativo cinese nel campo della viabilità stradale e nell’ampliamento della rete ferroviaria, ci chiediamo quanto tempo ancora durerà questa tradizione delle carovane ed il mondo di tradizioni, di costumi e di cultura di cui esse sono figlie ed espressione; per tale motivo abbiamo deciso di non rinviare ulteriormente questa esperienza di viaggio.

Il nostro conversare viene quasi bruscamente interrotto da un annuncio: “Mario, Marina….eccoci ad Ahmed Ela!”. Naty, fermata la macchina, scende deciso.
Non è uno scherzo! Siamo proprio ad Ahmed Ela. Naty é l’autista, pure un po’ guida che ci accompagna anche in questo viaggio . E’ stato il nostro autista già nel viaggio precedente e si è instaurato ormai tra noi un rapporto di cordialità e di confidenza.
E’ pomeriggio inoltrato. Siamo abbastanza stanchi. Ci guardiamo attorno disorientati, direi increduli: ma è proprio qui, in questo sperduto, improbabile villaggio ,in un contesto così desolante che dovremo pernottare due notti?
” Ahmed Ela è un villaggio sgangherato, baracche di pali di legno con tetti in stuoia e lettini in legno e corda un po’ ovunque, qualche tenda di turisti qua e là. Per noi, vengono allineati 4 lettini sotto una tettoia, accanto ad un capanno che serve da cucina-sala da pranzo. Così? per due giorni,all’aperto?…..” (dal diario di Marina)


Mia moglie dice che io ho una capacità di adattamento fuori dal normale. Il fatto è che da qui il “normale” è proprio assai lontano…Si! Effettivamente questa volta forse è un po’ troppo! Marina e Giovanna, che con il marito Carlo é nostra compagna d’avventura, danno vita ad un moto di piazza che porta alla concessione di un minimo di privacy: verranno montate le nostre due tendine sotto la tettoia di stuoie ove erano stati sistemati i quattro lettini in legno e corda.
Ma perché la sosta in questo posto!?!
Questo in effetti è il luogo di passaggio delle carovane che vanno verso la zona di estrazione del sale; spesso vi bivaccano e lo riattraversano con il loro carico per raggiungere i mercati di destinazione.
Mentre stiamo ancora discorrendo della nostra sistemazione, Naty ci avverte che sta per arrivare una carovana. Arraffiamo le nostre attrezzature fotografiche e di corsa raggiungiamo il punto più alto della pista che ci possa consentire di vedere spuntare la carovana dal basso e di ammirare il suo lento, progressivo distendersi lungo il percorso che attraversa il villaggio, sullo sfondo delle montagne , in uno scenario di animali, persone e natura che cambia tonalità di colori secondo la luce del sole; anch’ esso infatti sta percorrendo l’ultima parte del suo tragitto quotidiano.

Uno spettacolo di cui anche la foto più riuscita può dare solo una pallida idea!

 

La tipica andatura un po’ indolente ma sicura e costante dei dromedari, la camminata, apparentemente non stanca nonostante la distanza percorsa, dei cammellieri , l’ondeggiare dello scarno bagaglio fissato sul dorso degli animali, la varietà di colori tra sellature, carichi e abbigliamenti e soprattutto l’incrocio con gli sguardi degli umani : quasi sempre sguardi dolci, che non lasciano trasparire la stanchezza, sguardi curiosi o meravigliati.
E lo sguardo dei dromedari? Sembra che si degnino di guardarti dall’alto in basso, con aria di distratta sufficienza, del genere: non ti curar di lor ma guarda e passa….
Finalmente abbiamo a portata di mano questa realtà inseguita per anni e ce la godiamo in uno scenario impareggiabile. I nostri problemi di sistemazione sono già passati in cavalleria , E’ un prezzo che paghiamo volentieri pur di godere di questo spettacolo.
Saltiamo da un punto all’altro per scattare la foto migliore, per non perdere qualche particolare del carico, delle sellature, degli animali; l’unica cosa che non possiamo fare è attraversare la lunga teoria di dromedari che procedono legati l’uno all’altro e comunque dobbiamo stare attenti a non innervosire gli animali con i nostri movimenti: potrebbe crearsi una situazione poco piacevole.
La carovana bivaccherà qui e un po’ prima dell’alba riprenderà il suo cammino per andare a fare il carico di sale.
L’indomani anche noi siamo nella zona in cui viene estratto il sale. Una enorme distesa di sale il cui riverbero non potremmo sopportare senza la protezione dei nostri occhiali da sole. A differenza di ieri pomeriggio, gli attori qui sono solo gli uomini, impegnati in un lavoro quanto mai duro soprattutto per le condizioni in cui viene svolto.

Il riverbero della luce, la temperatura molto elevata, il contatto continuo con il sale nei cui confronti poco possono le scarne e non diffuse protezioni a disposizione delle persone. Pochi operai hanno guanti adeguati; i più non ne hanno proprio e lavorano tutto il giorno, maneggiando senza protezione le lastre di sale. Ai piedi hanno ciabattine di plastica tipo sandali da mare. Sole, sale ed arsura un mix ideale per il trattamento di bellezza che rimane sconosciuto ai più…

Sono queste le situazioni nelle quali l’alone di romanticismo che accompagna l’immagine remota di talune realtà cozza con la crudezza delle situazioni concrete. Sono curioso, voglio vedere, voglio capire, voglio osservare, indugio sui particolari, voglio ricordare, mi soffermo a fotografare e nello stesso tempo sono a disagio : non si tratta di una rappresentazione per quanto realistica ad uso dei viaggiatori ma è vita, vita vera, concreta e drammatica perché considerata da chi vi lavora indispensabile e “vivibile” finché possibile.

Alcuni, servendosi di lame fornite di lunghi manici, creano delle fessure nella superficie salata ove poi inseriscono pertiche tramite le quali sollevano dei blocchi di sale. Da questi blocchi altri uomini, mediante una sorta di accette, ricavano delle lastre di sale di formato standard che altre persone poi legano a gruppi di due o tre per facilitarne il carico ed il trasporto. Altre persone infine, coadiuvate dai cammellieri, provvedono a caricare le lastre sui dromedari, curando che il carico sia ben assicurato alla sellatura degli animali.

I dromedari sono animali nervosi ed irascibili e non infrequentemente protestano rumorosamente durante le operazioni di carico.
La carovana si avvia quindi sulla strada del ritorno verso le località di provenienza e ripasserà naturalmente per Ahmed Ela ove però questa volta dovrà pagare una specie di dazio che viene calcolato ad animale visto che il carico di sale è pressoché standard per ogni dromedario.

Anche noi il giorno successivo riprendiamo il nostro viaggio e nel pomeriggio mettiamo le tende in un posto desertico ma attraversato da un piccolo corso d’acqua lungo il quale una carovana si ferma in serata per trascorrervi la notte. Il giorno seguente, all’alba mi reco in prossimità del bivacco e mi soffermo tutto il tempo necessario ad osservare gli ultimi risvegli di animali e persone ed i preparativi che precedono la partenza.

Nonostante le bizze di qualche dromedario che rifiuta rumorosamente il carico di sale che gli viene proposto con ferma decisione, ingaggiando talvolta quasi un corpo a corpo con il cammelliere, la carovana gradualmente si dispone a riprendere il suo cammino ed io cerco di fare il pieno di immagini che alimenteranno ricordi.

Godo ancora una volta la partenza di una carovana, con uno spirito però diverso dalle precedenti: la consapevolezza di quanta sofferta e dura fatica sia parte dell’essenza di quelle lastre di sale e quanto di umano vi sia penosamente inglobato.

Published inViaggi

Un commento

  1. SIRONI CARLO ENRICO SIRONI CARLO ENRICO

    dalle note di Mario ho rivissuto con forte emozione questa straordinaria e cruda esperienza. La prossima volta che sarò di fronte alle molte scelte di sali (Rosa dell’Himalaya, Nero di Cipro, Rosso delle Hawaii, Bianco di Sicilia, etc) dei nostri supermercati, qualche disagio sarà inevitabile.

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