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Le idee non fanno paura a chi le ha

“Le idee non fanno paura a chi ne ha”

Vasco Pratolini

Sapevate che Lucio Dalla in un lontano mese di maggio dell’anno 2008 omaggiò con uno spettacolo irripetibile il mio concittadino Benvenuto Cellini, celebre scultore, architetto, orafo e pure musicista? Egli fu anche uno scrittore, sebbene misconosciuto ai più in queste vesti, che visse sempre pericolosamente e intensamente, al di fuori da ogni regola o clichè.

Ebbene, Lucio era da sempre stato un suo fan.

Fin dalla prima conferenza stampa rilasciata ai giornalisti per divulgare la notizia dell’imminente evento, Lucio fece capire a tutti che il suo spettacolo su Benvenuto sarebbe stato “particolare”; a cominciare dal saluto iniziale che egli aveva già previsto di rivolgere al suo pubblico dalla chiesa di Santo Stefano, proprio sul nostro ponte più antico, quello Vecchio.
Non soltanto uno spettacolo bensì anche e soprattutto informazione, al solo scopo di voler illustrare le circostanze che fecero della vita di Cellini un romanzo straordinario.
Un artista che non ebbe nulla a che spartire con i suoi tempi; egli era un uomo moderno, quasi contemporaneo, e la realtà dei fatti e delle esperienze da lui vissute, per il nostro Lucio erano sufficienti ad avvalorare questa sua affermazione, senza alcun bisogno di alterazioni o di troppa sceneggiatura.

Lucio Dalla aveva poi annunciato che il suo spettacolo sarebbe stato accompagnato da un quintetto da camera; un’esibizione cameristica dunque, decisamente alternativa rispetto ai suoi concerti pop o jazz. Ma si sa, in ambito musicale il grande Lucio si poteva permettere di spaziare un po’ in tutto, e tutto gli riusciva a meraviglia.
Questo per confermare che, qualora qualcuno lo avesse dimenticato, anche il nostro cantautore bolognese era un personaggio parimenti straordinario, eccezionale artista ma anche uomo di vasta cultura, esperto di letteratura come di storia italiana in genere.

E così fu. Egli con il suo estro innato, con la sua genialità prorompente e fuori dall’ordinario, ideò un’altra delle sue performances speciali… per un’occasione speciale

Trasformando la vita dell’artista in un romanzo punk ante litteram, la sua stravaganza permise ai fiorentini tutti, me inclusa, di conoscere un nuovo lato di Benvenuto Cellini, ai più decisamente sconosciuto, ma tutto da scoprire.

Non trovate che sia quasi incredibile pensare che uno dei più grandi cantautori italiani- se non il più grande – avesse sempre nutrito tanto amore per un protagonista dell’arte e della cultura del 1500 fiorentino?
Di fatto, questo suo sentimento sfociò in un’affascinate e quanto mai coinvolgente spettacolo musico-teatrale che debuttò, proprio come Lucio aveva anticipato, su un palcoscenico di tutto eccezione, il Ponte Vecchio a Firenze.

Ma perché tanta passione per Cellini? Lucio aveva letto in gioventù “La Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta per lui medesimo in Firenze” e ne era rimasto folgorato; si era così tanto appassionato che aveva voluto approfondire le sue conoscenze sul personaggio studiando e documentandosi a lungo. Si era persino letto il saggio che il celeberrimo Goethe aveva scritto su di lui.
Così, quando gli organizzatori del “ Il Genio Fiorentino” gli avevano chiesto di preparare lo spettacolo inaugurale per l’edizione del 2008, egli non aveva avuto dubbi: il protagonista del suo lavoro sarebbe stato lui, Benvenuto Giovanni Cellini.

Inutile ribadirlo, non essendo mai neppure appartenuto più di tanto all’immaginario comune, anche tra noi fiorentini il Maestro non aveva mai goduto di troppa fama fino ad allora. La cosa è plausibile, anche perché le opere che ci sono pervenute sono rare e la maggior parte della gente non ne ricorda che un paio; il Perseo con la testa di Medusa esposto il Piazza della Signoria, all’interno di quella loggia che fu accampamento per l’esercito dei Lanzichenecchi (Loggia dei Lanzi) e la Saliera, quella che l’artista realizzò per Francesco I, re di Francia, un raro esempio di sublime fusione tra due arti, la preziosità di quella orafa e il virtuosismo della scultura.

Quando alla fine degli anni Novanta la statua del Perseo era stata restaurata da Giovanni Morigi, al cantante bolognese era stata offerta l’opportunità di seguire l’intervento da vicino.
Capirete bene (e qui mi sento chiamata in causa in qualità di addetta ai lavori!): un conto è vedere un capolavoro a distanza, un conto è salire sui ponteggi, e trovarsi a tu per tu con la materia che lo plasmò, curata, rianimata e ringiovanita sotto la guida di mani esperte che ne analizzano ogni minimo dettaglio.
Fu così che la sua ammirazione per l’artista fiorentino, già peraltro altissima, diventò sconfinata.

Un’esistenza segnata dagli eccessi, quella sua, tanto da essere stato definito dai posteri un “artista maledetto”.
Dalla volle invece descriverlo e rivelarcelo piuttosto come un uomo che nel corso della vita pagò un pesante pegno per la sua inquietudine interiore, come anche per la sua diversità (la sua omosessualità risulta infatti essere tra le meglio documentate della storia rinascimentale).
In un’epoca a dir poco complicata, coma quella che intercorse a cavallo tra il Rinascimento e la Maniera, Lucio, il cantantautore, ha invece avuto il merito di presentarlo al pubblico come un personaggio vestito di nuove spoglie.
Lo comparò ad un marziano tirato giù dalla sua astronave, esattamente come a suo credere era accaduto per Leonardo da Vinci.
Per Lucio, l’uomo Cellini fu il primo punk ante litteram. Meglio ancora, un punk fetish, poiché pare che egli amasse vestire di pelle e calzasse ai piedi sempre un paio di stivaloni.
Lo paragonò addirittura ad un personaggio di una band rock inglese, i Sex Pistoles, ve li ricordate? Quelli di “God save the Queen”!
E aggiunse che qualora Benvenuto avesse mai girato un film in qualità di regista, egli avrebbe potuto essere un altro Quentin Tarantino.

Lucio si immedesimò talmente tanto nell’artista fiorentino da viverne in prima persona i più reconditi pensieri, i più intimi stati d’animo, arrivando a percepire perfino il rancore che egli provò nei confronti del mondo che lo circondava, un mondo che non lo capiva o che non lo capì mai.

E a chi gli chiese il perché di tanta immedesimazione, il cantante bolognese risposi: “La sua inquietudine infondo è stata pure la mia: ad esempio, io sognavo di fare il playmaker in una squadra di basket, ma non era evidentemente un sogno realizzabile, per cui ho sempre un conto aperto con il destino (anche se oggi sono abbastanza rappacificato). Purtroppo invece, Benvenuto non ebbe mai un minuto di tranquillità nella sua vita.
Fu un pluriomicida, pervaso da crisi mistiche in cui sosteneva gli apparisse davanti Gesù Cristo. Divenne frate ed ebbe tre figli da una suora. Affrontò un’impresa titanica quale la fusione del Perseo senza sapere nulla di questa tecnica: rischiò anzi di far saltare in aria il laboratorio gettando nel fuoco i materiali più diversi, e seguendo una personale strampalata teoria secondo cui era necessario raggiungere temperature elevatissime per ottenere il risultato sperato”.

Ci sarebbe stato ancora moltissimo da raccontare su questa personaggio tanto eclettico quanto versatile e sulla sua vita torbida e turbolenta di cui pochi tra noi sono a conoscenza. Ciò nonostante, per Lucio l’errore più grande mosso dalla critica dell’arte era stato quello di affibbiargli lo stereotipo di “artista maledetto”.

La sua teoria, permise anche a me di togliermi un poco di dosso quell’atteggiamento naive con cui spesso affrontiamo la cultura classica, soprattutto quella del Rinascimento poiché in verità, a quel tempo furono molti i poeti, gli scultori o gli scrittori che vissero la propria vita come l’arte, con grinta e incredibile passione.

Cellini purtroppo commise un grossolano errore: credette che quello suo fosse l’unico modo giusto per vivere la vita, e dette per scontato che il resto del mondo ragionasse esattamente come lui.

Ricordate il verso di una canzone di Lucio che recita così: “L’impresa eccezionale è essere normale”?

Infondo tutti gli uomini, anche coloro che con il loro estro e la propria inventiva, sembrano indurre gli altri a volere vivere una vita fuori dagli schemi, infrangendo i luoghi comuni, puntano soltanto ad una cosa, la normalità.
Tutti sì, probabilmente anche quel dannato genio di un Benvenuto Giovanni Cellini lo avrebbe voluto.
E il nostro compianto Lucio Dalla ne sapeva qualcosa!

immagine dei copertina: Benvenuto Cellini e il Perseo (dal web The Arteller)

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