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Le mosche canterine

Le mosche, si sa, sono noiose. E tanto fastidiose che mucche e cavalli cercano di scacciarle con la coda. Gli uomini hanno addirittura inventato la carta moschicida e ogni altro tipo di composto chimico che le possa uccidere.
Un bel giorno le mosche, stufe di essere cacciate e uccise, si riunirono in un paese che nessuno conosce. La più anziana e saggia di tutte fece una proposta: chi di voi sa cantare? Tutte risposero che sì, si sa cantare ma facendo solo zzz zzz zzz con le proprie ali. Che, a dir la verità, non è proprio un canto.
Due di loro, che vivevano in un Conservatorio dove uomini e donne fanno musica e cantano, dissero: cantare non è difficile. Nessuno è stonato e anche noi, con pazienza e impegno, possiamo imparare a cantare; prima facili canzoncine e poi anche arie dalle Opere liriche, che tanto piacciono a chi, adesso, cerca di ucciderci. Iniziarono così le lezioni e poco a poco tutte le mosche impararono a cantare. Chi intonava Fra Martino campanaro e chi (le più esperte) addirittura E lucean le stelle.
Fatte le ultime prove generali, tornarono tutte, volando, da dove erano venute.
Faceva caldo e le finestre erano aperte. Così poterono entrare, cantando, nelle stanze, nelle camere, nei soggiorni e nelle cucine badando bene di non essere viste dalle persone che vi abitavano. E iniziarono a cantare in coro.
Una di loro si pose sul naso di un bambino che, nel suo lettino, non riusciva a prender sonno e gli cantò una ninna nanna. Il papà e la mamma, sentendo la canzoncina, corsero nella cameretta, pensando, stupiti e preoccupati, che fosse il bambino a cantare. Videro però che dormiva. La mosca, senza essere vista (si era nascosta dietro a una tenda) continuò a cantare. Poi disse ai genitori: io e tutte le mie compagne mosche abbiamo deciso di non infastidirvi più. Abbiamo imparato a memoria molte canzoni, antiche e moderne. Se ci permettete di mangiare ogni tanto un po’ di ciò che avete l’abitudine di avanzare a tavola, potremmo forse vivere in pace.
E così avvenne: da quel giorno, in tutte le città e i paesi del mondo, alle mosche era lasciato un piattino con qualche pezzo di pane e un po’ di latte. Con la pancia piena, ogni mosca intonava la canzone preferita dai bambini, dalle mamme e dai papà che la ospitavano.

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