Salta al contenuto

Le voci di dentro

 

A volte arriva sera senza che riesca a percepire le fasi di un giorno. Tranne l’ alba, che mi appartiene,il resto diviene ” scorrere” senza più un timer.

Il mio vivere è un oscillare costante senza soluzione di continuità.

Poi un sassolino nell’ingranaggio inceppa il meccanismo e un nastro si riavvolge disordinatamente come le musicassette di un tempo, ormai reperti vintage.

– Non sono una pupa, sono una bambola in vetrina!- Avevo forse cinque anni, saltavo sul letto sorda agli ammonimenti di mio padre. Mi sentivo un’ acrobata, sempre più in alto, col sorriso di sfida a quella che già allora mi appariva come l’ autorità costituita.

La decorazione barocca della testiera del letto venne incontro alla mia fronte e, improvvisamente sangue …tanto sangue.

Un fazzoletto bianco fuori dal finestrino della Alfa Giulia grigia di mio padre,il clacson a simulare il canto stridulo di una sirena e le mani di mia madre a stringere forte un tampone in testa.

Il medico del pronto soccorso che mi diede tre punti ebbe l’ ardire di chiamarmi ” pupa” e mio papà diceva sempre, ricordando con tenerezza quel primo di tanti episodi di disubbidienza, che lo guardai e, con tutto l’odio per il dolore provato, rifilai al medico quella risposta perentoria: -non sono una pupa, sono una bambola in vetrina-

Stasera, nel mentre gustavo, minuto per minuto l’imbrunire che cedeva il passo al buio, mi è sovvenuto questo ricordo e le mani di mio padre che, la sera in cui mi ricoveravano, ho sentito fisicamente sulla fronte.

Forse in quel suo timido gesto rassicurante, quello di chi non sa usar parole men che meno con chi quelle parole le ha sempre osteggiate divenendo un giorno e per sempre ” Bastían”.

Ho gustato il Tempo venirmi incontro da questa camera di ospedale. La resa alle ore senza cercare di sottrarre loro minuti preziosi per un divenire sempre in corsa.

Mi sono semplicemente fermata facendo sì che il Tempo coccolasse il mio bisogno di riappropriarmi di me.

E la tragedia di avere un televisore non funzionante in camera si è trasformato nel più grande dei miracoli: il Silenzio pieno delle voci di dentro.

Anche scrivere, divenuto difficile , attende il suo Tempo, lasciandomi le sensazioni.

Così i lamenti nel cuore della notte non sono fastidi lontani. Hanno volti , incontrati, confortati di giorno.

E le voci di dentro divengono preghiera lenta, titubante che non sa mimetizzarsi , non vuole vergognarsi di sentirsi, di essere fragile.

Foto di Marina Neri

Pubblicato inGenerale

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *