Salta al contenuto

L’eredità

Stamattina mi son svegliata e ho trovato da leggere il racconto di un’amica che narra dell’”eredità “ ricevuta da una signora anziana che lasciava la sua casa per andare a vivere in una casa di riposo. Non immaginate che l’erede abbia ricevuto gioielli preziosi, denaro o case. Le fu recapitato avvolto in una carta, un tagliere di legno, segnato, scheggiato in più punti dall’usura, dalle tante tante volte che la signora lo aveva maneggiato per prepare pietanze, per tagliare ingredienti. Un’eredità semplice, come quelle mani che il tempo aveva usurato, un’eredità che
faceva pensare a giorni d’inverno davanti al fuoco acceso, alle scintille scoppiettanti, le anime dei morti…
Ho pensato alle donne della mia famiglia, a quelle che ho conosciuto, a quelle che i racconti di mia nonna mi hanno fatto amare e di cui ho foto antiche e gli aneddoti tramandati dalla voce narrante di Carolina. Ho pensato all’immenso patrimonio che queste persone semplici ma autentiche hanno lasciato. Un patrimonio di ricordi, di riti quotidiani, di sapienza. Affetti scolpiti nella roccia.
Quando il senso del vivere aveva ragioni forti, radici inestirpabili. Mi sento testimone di quest’eredità, che nella frenesia dei nostri giorni possono apparire anacronistiche, fuori tempo . Credo basterebbe coglierne il frutto maturo dell’esperienza, suggerne il succo dolce amaro dei fatti. Fermarsi ad ascoltare , guardare gli occhi attenti di un’anziano, la saggezza delle sue parole, aldilà del quotidiano vivere, della corsa spasmodica e affannosa. Lontano dall’apparire a tutti i costi, nella pudica riservatezza di quando c’erano pensieri, azioni da tenere appartati. Quando c’era la parola dell’amico fraterno al di sopra di qualsiasi giuramento.

Pubblicato inDonne

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *