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L’estasi blasfema

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Nuda. Senza vergogna, senza ritegno e contegno, senza pudore alcuno. Nel sole. Nessuna penombra a celare, a custodire timidezze, a proteggere la pelle dallo sguardo.

Il pulviscolo giocava davanti a lei, si posava dorato su ogni tratto di sentiero di corpo, su quella patina di sudore che non era calore, era attesa, era lo spasmo di chi anelava un tocco eppure non osava chiedere sapendo che a breve avrebbe preteso.

Nuda. Non un braccio o una mano a velare gli emblemi della sua femminilità.
Le statue, i dipinti del passato, erano soffusi di un erotismo spaventato, o forse, di un erotismo esasperato da un non vedo che vuole vedere, indagare, entrare, scoprire, offrire e nutrirsi al contempo.

Eppure le sue braccia erano languide lungo il corpo. Non aveva da opporre resistenze, non voleva esibire un virgineo ritegno che non provava.

Nuda. Aveva fame e voleva saziarsi. La fame dei millenni, dei secoli che la vollero succube e invece delle tenebre , dentro quel sole rinasceva Lilith.

Nuda. Senza il velo della riservatezza, senza il manto della purezza, senza la coltre della convenienza, senza l’oscurità dell’obbedienza.

Nuda. Seno e pube esposti, impavidi guerrieri di una tenzone antica, senza remore, senza regole, vogliosi e anarchici, irredenti mai pentiti a subire la pena per il solo orgoglio di essere, di volere.

Nuda…Poi lui le fu vicino, spalanco’ le braccia e nel sole di un meriggio l’ urlo beato di Lilith riscatto’ l’apatìa dell’Olimpo.

Pubblicato inAmore

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