Salta al contenuto

L’estasi del cinema

C’era una volta in America, uscì nelle sale cinematografiche il 1 giugno dell’ormai lontano 1984, terzo capitolo della cosiddetta Trilogia del tempo (C’era una volta il West, Giù la testa, C’era una volta in America) del grande maestro Sergio Leone, uno dei registi più importanti ed influenti della storia del cinema mondiale.

Il suo contributo alla rinascita del genere western negli anni Sessanta è stato veramente importante, un esempio per molti altri registi a seguire. Con la Trilogia del dollaro (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo) egli si impose con un nuovo modo di fare regia: furono molti i cineasti che ne vollero imitare lo stile, da Quentin Tarantino a Martin Scorsese, da Brian De Palma a Clint Eastwood. Pensate che un personaggio del calibro di Stanley Kubrick arrivò a dichiarare che, se non avesse visto i film di Sergio Leone, non avrebbe mai potuto realizzare Arancia meccanica.

Di sodalizi riusciti il cinema ne ha vissuti tanti, ma quello tra il regista Sergio Leone ed il compositore Ennio Morricone è stato qualcosa di sublime. L’ultimo capolavoro che consegnarono insieme alla storia della settima arte fu appunto C’era una volta in America, ritratto di una struggente malinconia che va dall’America degli anni Venti ai favolosi anni Sessanta, passando per la fine del Proibizionismo.

Per quanto molti si sforzino di definirlo un film di gangsters, derivato dalle esperienze western di Leone e tinto anche un po’ di noir, C’era una volta in America sfugge a tutte le categorizzazioni, come del resto è giusto che sia per le opere d’arte più riuscite, per i capolavori: è un film totale, nel senso più puro della parola, perché dentro c’è tutto.

C’è il tempo, la memoria, la nostalgia e l’oblio. C’è l’amicizia, l’amore, l’ambizione, l’egoismo, il tradimento e la delusione. E poi c’è un uomo, David Aaronson, interpretato dal grande attore Robert De Niro, che è il personaggio che tutti quelli che si inventano storie vorrebbero aver creato, un personaggio che quel genio di Leone, insieme ai suoi collaboratori (alla sceneggiatura lavorarono davvero in tanti), è riuscito a strappare da un libro piuttosto mediocre – l’autobiografia di un criminale ebreo dell’inizio secolo – per trasformare in Noodles.

La vicenda, distribuita nell’arco di 40 anni, è costruita su continui flashback e flashforward (rispettivamente, salti nel passato e nel futuro) e ruota tutta attorno alla figura del protagonista e della sua amicizia con Max (interpretato dall’attore James Woods), nonché alla relazione che lega David a Deborah (Elizabeth McGovern).

Il film racconta delle drammatiche avventure, sventure e difficoltà di David, dalla sua gioventù (vissuta nel ghetto ebraico) fino al momento in cui approda nell’ambiente malavitoso newyorkese (in pieno proibizionismo), per poi concludersi negli anni Sessanta quando Noodles è ormai anziano.

Un film nostalgico e dai grandi valori, capace di risvegliare in noi vivide emozioni come l’amicizia, l’ amore e la malinconia; di certo un capolavoro assoluto, una pietra miliare, senza tempo.

La colonna sonora, scritta e diretta dal maestro Ennio Morricone è, a dire poco, immortale!

Dal canto suo, Leone non ebbe mai alcun dubbio sulla scelta musicale da fare per accompagnare questa sua pellicola: si dice che la commissionò a Morricone con cosi tanto anticipo che la si poteva ascoltare già sul set, durante le riprese del film.

Morricone compose delle musiche incantevoli, dando vita ad una una delle colonne sonore di film più famose al mondo: strutturata più semplicemente rispetto ad altri successi del compositore, la melodia riflette perfettamente l’umore malinconico e romantico della trama, diventando essa stessa cuore ed anima del successo riscontrato.

Non dobbiamo assolutamente dimenticare che Morricone iniziò a collaborare con Sergio Leone a partire dal lontano 1964: la prima colonna sonora che scrisse per lui fu per il film Per un pugno di dollari, e da allora proseguì per tutta la serie western diretta dal regista romano.

Un sodalizio che si protrasse fantasticamente fino alla fine, quando il 30 aprile 1989 Leone fu stroncato prematuramente da un infarto e trovò la morte.

Ennio Morricone, durante i suoi concerti, dedicava sempre una sezione al regista scomparso, per ricordarlo in qualità di uno dei suoi più cari amici: posso dirlo con certezza poiché ho avuto la fortuna di poter assistere ad alcuni dei suoi splendidi concerti. Adesso anche lui ha lasciato questa vita, morendo lo scorso anno, all’ alba del 6 di luglio, all’ età di 91 anni.

Qualcosa però mi dice che L’estasi del Cinema non sia andata perduta dopo la loro morte. In un altro mondo, in un altro tempo, in un altro spazio, questi due personaggi incredibili, amici per sempre è da sempre, saranno già intenti a preparare un altro grande successo che, prima o poi, tutti noi…. ma proprio tutti …. avremo modo di goderci in santa pace !

 

Pubblicato inGenerale

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *