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Lettera ad un figlio

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Lettera di una madre in tempo di pandemia

Caro figlio mio,
sono qui in questa alba che da giorni è scandita solo da una nota di canto diversa degli uccelli, per il resto è uguale, mattino dopo mattino. È un’alba che non prepara alla vita, al suo divenire. Prepara al trascorrere, al lento fluire delle ore di attesa, in attesa di spalancare gli usci al sorriso vero, complice, partecipato.

Caro figlio mio, tu dormi sereno. In fondo sono brava. Simulatrice provetta di serenità diffusa, profusa a iosa dentro queste mura che profumano di dolci, di pietanze prelibate. Perché dove il cuore sanguina, anche un semplice budino sutura le ferite. In previsione della cicatrice successiva che non tarderà ad arrivare.

Caro figlio mio, ti guardo trattenendo il respiro, appoggiata allo stipite della porta. Non voglio svegliarti. Tu stai sognando il tuo Domani e io non voglio inquinarlo con l ‘incertezza delle mie infinite inquietudini.

Sogni. Chissà cosa dietro le tue palpebre chiuse.

Sarai un medico?
Forse non ci sarà più la grande ingiustizia dell’accesso universitario a numero chiuso. Forse stai sognando di salvare una vita. Di essere uno di quei settemila volontari che ieri hanno risposto Sì alla loro patria che chiedeva operatori sanitari come un uomo chiede acqua nell’arsura del deserto. Pur conoscendo i rischi , pur sapendo che la nazione è povera adesso di mezzi e strumenti. Forse stai tenendo fra le tue mani quella di un uomo morente senza aria, senza speranza, senza carezza. E ti ricordi di quando ti dicevo:- nessuno deve morire da solo. Tutti devono avere il tributo di un addio-

Caro figlio mio, forse sogni di essere un carabiniere, un poliziotto. E ti ci vedo nella tua divisa a onorare un giuramento fatto per aiutare e mai per tradire, fatto per portare in un momento drammatico come questo, l’abbraccio di una bandiera.

Forse sogni di essere un Sindaco. Un uomo cui la gente ha affidato il suo destino , cui guarda con fiducia per parlare di Futuro. Un uomo che, suo malgrado, dovrà decidere , dovrà esserci, dovrà dare.

Caro figlio mio, forse sogni di essere un giornalista, uno di quelli chiamati a raccontare la Storia che stiamo vivendo. Uno di quelli la cui penna non ha un prezzo, uno di quelli la cui coscienza scrive.

Uno che non dirà mai: “era vecchio e malato, per questo è morto, tirate un sospiro di sollievo”

Ma scriverà: “é morto un Uomo, da solo, dopo che con la sua vita ha costruito un Paese; è morto un Uomo, da solo, perché per lui non c’era posto in ospedale, non c’era mascherina, non c’era ventilatore, non c’era il Diritto”

Caro figlio mio, forse sogni di potere essere solo te stesso un giorno, di ricordare questi momenti come quelli in cui l’Umanità ha tirato il freno di emergenza, in cui tu e tutti noi abbiamo capito che solo il rispetto reciproco blocca le epidemie, che il denaro non compra la salute, che il vero benessere è racchiuso nel Bene dell’Essere.

E io? Sono solo una madre, una delle tante madri in questo Tempo di Pausa e Paura.

Una donna cui da millenni viene demandato un compito: secernere speranza al pari della Vita.

Caro figlio mio…per te non mi sottrarrò al mio Dovere.

Sorriderò a questo Oggi.

Abbi cura di te.

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Mino Mino

    Anche questa volta ho letto con gli occhi lucidi.

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