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Libera

E quando non fu più il tempo delle favole
Corsi a nascondermi per sentirmi protetta, mi rifugiai nelle coltri, veli di compassione ebbi per le mie paure. Mostri dagli occhi di fiamme le mie silenziose grida che
Rimbalzavano tra le pareti della mia anima
Ma poi ancora luce si presentò, come la fine di un’onirica visione tornai alla vita.
Liberata dai legaccci, da quelle funi pesanti, le vesti stracciate, il corpo segnato dagli stenti di un cuore oppresso.
Mi gettai correndo in quel mare che mi accolse come sua creatura, mi avvinse, deterse e purificò da ogni più piccolo dolore. Mi lasciai portare da quella fredda corrente e tutto mi ritornò più chiaro.
Abbandonai le mie tragedie come una vecchia pelle raggrinzita, sulla riva di quel mare calmo vidi una donna e una fanciulla.
Si somigliavano ,si riconobbero e si diedero la mano.

Pubblicato inPoesia

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