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L’isola assorta

OPERA IN CONCORSO

L’isola assorta di Iaia de Marco

Quasi in pellegrinaggio, qualche anno fa sono atterrata a Lanzarote. Avrei preferito approdarvi, sarebbe stato più consono, ma tant’è, esistono le cose come le immaginiamo e quelle che accadono. Sono sorelle, nella ipotesi migliore, più spesso lontane parenti.
La natura dell’isola è di un materiale sempre più raro, risultato di sottrazioni armoniose. Schiva il rumore, l’insulsa effervescenza da dépliant turistico delle altre Canarie e la conseguente esuberanza di umani. Suggerisce una sensazione di vera isola, raccolta, densa, scontrosa quanto basta a farti desiderare di scoprirla, lentamente, in punta di piedi, sempre in bilico tra voluttà e discrezione, annusando i profumi rari e intensi di una vegetazione parca. Josè Saramago vi ha trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita. Immagino si sia riempiti gli occhi dei suoi vuoti glabri abitati dal vento, delle nicchie segrete che ospitano viti nane o bambine, del movimento incessante del mare lontano, che abbia sbirciato nel suo sottosuolo incandescente, tanto prossimo da emergere spesso, scuotendo la terra di sopra, bruciandole la pelle, per poi ritirarsi, lasciando sculture di lava come prova di sé.
Un movimento che il genio ambientalista dell’architetto César Manrique ha reso perpetuo nella sua casa dove c’è una grande stanza chiusa da un lato con un’immensa vetrata che sembra non trattenere il fiume di pietra e cenere che, infatti, vi entra, scavalcando il basso davanzale e proseguendo all’interno per qualche metro. Fregio sontuoso o divano, secondo gusto o fantasia. Gli altri vani sono tutti in profondità, scavati nella roccia o, più spesso, ricavati, assecondandola nelle sue originali formazioni. La visita della casa di Manrique somiglia a una seduta psicanalitica, ci si immerge per conoscersi, in confidenza col simbolo e l’archetipo. E cosa c’è di più archetipico del ventre della terra! Un ventre vulcanico, per giunta, il posto più sicuro e terribile da cui nascere. O in cui ritirarsi.
Un’isola così non può che avere come coordinate quelle del cuore di chi, in un modo o nell’altro, vi approdi.

Pubblicato inLuoghi del Cuore

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