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L’orco del 1965

Anche quel giorno lungo era passato.

Non avevo avuto nessuna reazione a quella che per me era stata una cosa nuova,una cosa che non aveva un nome, una cosa che però, da bambina di undici anni era sembrata strana.

Facevo i compiti a casa dell’ amica della mamma, una maestrina sessantenne, sposata senza figli che aveva una pazienza e un amore all’ insegnamento che mi ricordava la maestra del libro “Cuore” solo un pochino più anziana.

Eravamo tre ragazzini due maschietti e io femmina. Facevamo i compiti e io li aiutavo nei problemi di geometria, mentre Antonietta, la maestra, lavava i piatti, asciugava le pentole e ci insegnava le canzoncine, oppure insieme leggevamo un racconto oppure disegnavamo o dovevamo imparare a memoria le poesie. Cinque maggio, San Lorenzo, San Martino, Il passero solitario, Alle fronde dei salici San Mattino del Carso….

Mi piacevano molto Ungaretti e Quasimodo. La prima guerra mondiale, la guerra delle trincee e dell’uomo contro l’uomo aveva, per me bambina, un certo fascino, il combattimento corpo a corpo era come se la forza del buono si contrapponesse alla forza del male e la sconfiggesse. Il bene distrugge il male. I buoni vincono sempre, pensavo. L’ innocenza, la spensieratezza, la fantasia e poi fatti i compiti via a giocare alla settimana, a chiapparello, a una monta la Lucia, la bicicletta….

Ma quel giorno il marito di Antonietta, un uomo coetaneo della moglie, alto, molto alto per me piccolina e magro come un fil di ferro, mi chiese se potevo prendergli un bicchiere di acqua dal rubinetto, facendola scorrere un pochino affinché diventasse fresca.

Di spalle al tavolo dove lui era seduto non mi accorsi che stava avvicinandosi a me. Mi girai di scatto e lui a meno di un pollice da me stava per toccarmi lungo le spalle oppure più giù.

Questa cosa non era normale, perché mi aveva chiesto di portargli un bicchiere di acqua se poi era venuto a prenderlo?

Istinto: con uno scatto felino feci un salto all’ indietro, mi avvicinai al tavolo dove c’erano i miei libri e i miei quaderni.

Li legai velocemente con l’ elastico.

Ed uscii per sempre dalla casa dell’ orco.

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